Sebbene le tariffe complessive rimangano ancora competitive rispetto ai grandi centri metropolitani, a Vibo Valentia scatta l'allarme per la rapidità della crescita della Tari. Secondo l'ultimo studio elaborato dal Servizio politiche fiscali della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, il capoluogo vibonese ha fatto registrare nel 2025 l'incremento percentuale più pesante tra i capoluoghi di provincia calabresi.

L'analisi dettagliata rivela che la tassa sui rifiuti a Vibo Valentia ha raggiunto una media di 296 euro per nucleo familiare, segnando un balzo in avanti del 7,69% rispetto all'anno precedente. Un dato che spicca nel panorama regionale, superando anche l'aumento registrato a Catanzaro (+5,84%) e ponendosi in netta controtendenza rispetto a realtà come Cosenza e Crotone, che hanno invece visto una lieve diminuzione della pressione fiscale sui rifiuti.

Il rapporto della Uil fotografa una Calabria a due velocità: Reggio Calabria si conferma la città più cara con una media di 494 euro (decima posizione assoluta in Italia), Cosenza segue con 409 euro, nonostante un calo dell'1,92%. Crotone si attesta a 385 euro, Vibo Valentia, con i suoi 296 euro, resta penultima per costo totale, ma balza in testa per la velocità del rincaro. Infine, Catanzaro chiude la classifica con 284 euro.

L'aumento registrato a Vibo Valentia si inserisce in un contesto nazionale dove la media della Tari si attesta sui 350 euro. Se da un lato il capoluogo vibonese rimane al di sotto della soglia nazionale, l'incremento superiore al 7% rappresenta una spesa aggiuntiva non trascurabile per i bilanci familiari, specialmente se rapportata alla qualità dei servizi percepiti dai cittadini.