Operazione della Guardia di finanza. Al centro dell'inchiesta il faccendiere Raffaele Pizza, punto d'unione tra imprenditoria e politica. Coinvolto Antonio Marotta (Area Popolare)

Fa tremare i palazzi del potere romano l'ultima inchiesta firmata dal procuratore Giuseppe Pignatone e denominata “Labirinto”. Corruzione, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato alcuni dei reati, a vario titolo, contestati alle ventiquattro persone, destinatarie di altrettanti provvedimenti di custodia cautelare (dodici in carcere e dodici agli arresti domiciliari). Cinque le misure interdittive (obbligo di dimora e divieto di attività professionale) e oltre 1,2 i milioni di euro sequestrati tra immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti indagati. Centinaia le perquisizioni effettuate in mattinata dagli uomini del nucleo centrale valutario della Guardia di Finanza in diverse regioni italiane. L'epicentro di quello che potrebbe rilevarsi un nuovo terremoto giudiziario è la Capitale.

Il faccendiere calabrese. E' qui, in uno studio accanto al Parlamento, in una nota via del centro, che operava la “figura centrale" del sistema scoperto dalle Fiamme gialle. Si tratta del “faccendiere originario della Calabria” Raffaele Pizza (fratello di Giuseppe Pizza, politico calabrese ex sottosegretario del governo Berlusconi) attivo nel settore delle pubbliche relazioni che, forte di “entrature” politiche e grazie a salde, antiche relazioni con personalità di vertice di enti e società pubbliche, costituiva lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici. L'uomo, secondo gli investigatori, svolgeva "un'incessante e prezzolata opera di intermediazione nell'interesse personale e di imprenditori senza scrupoli interessati ad aggiudicarsi gare pubbliche".

Indagato un parlamentare.
Secondo l'accusa Raffaele Pizza "sfruttando i legami stabili con la 'politica', si adoperava anche per favorire la nomina, ai vertici di enti e di società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, riconoscenti, risultavano permeabili alle sue richieste". Il faccendiere usava lo studio vicino al Parlamento anche "per ricevere denaro di illecita provenienza, nasconderlo e smistarlo" grazie alla collaborazione in un caso di un parlamentare in carica, attualmente indagato. Si tratta di Antonio Marotta (Area Popolare), coinvolto nell'inchiesta per presunti legami illeciti con Pizza. Nei confronti di Marotta i pm Paolo Ielo e Stefano Rocco Fava avevano sollecitato l'arresto in carcere ma il gip ha escluso alcuni fatti a lui contestati e che hanno fatto cadere i presupposti per applicare la misura detentiva.