'Ndrangheta a Vibo: i "piscopisani" tra estorsioni e minacce (NOMI)
Nel processo "Rimpiazzo", avviato dall'inchiesta della Distrettuale antimafia di Catanzaro contro i clan dei Piscopisani, emergono vicende di estorsione che dimostrano l'oppressione della ‘ndrangheta sui commercianti locali. Un caso significativo riguarda l'imprenditore Francesco Ceravolo, vittima di estorsione continuata da parte di Rosario Battaglia e Raffaele Moscato. I due, attraverso minacce e intimidazioni, acquistavano grandi quantità di pesce senza mai pagare, costringendo Ceravolo a chiedere scusa per aver preteso il compenso dovuto.
Durante il dibattimento è emerso che Battaglia e Moscato chiedevano sconti sul pesce già acquistato e non saldavano mai i debiti, sfruttando la loro reputazione di individui pericolosi per ottenere ciò che volevano. Moscato, diventato collaboratore di giustizia, ha rivelato di partecipare alle aste del pesce, aumentando i prezzi per assicurarsi le cassette, ma senza mai pagare. Ha descritto come portava il pesce a Piscopio per festeggiamenti, dicendo ai commercianti di segnare il debito che poi non veniva mai saldato. Il debito di Ceravolo nei confronti dei mafiosi superava i 10.000 euro. Quando ha cercato di riscuotere il pagamento, è stato minacciato fisicamente. In una conversazione intercettata, Battaglia ha risposto in modo minaccioso a Ceravolo, costringendolo a ritirare la richiesta di pagamento e a scusarsi per averla fatta.
La Corte d'Appello, nella sentenza del 28 marzo 2024, ha confermato i propositi violenti di Battaglia e Moscato, evidenziando come le intercettazioni supportassero le dichiarazioni di Moscato e dimostrassero la condizione di assoggettamento e omertà di Ceravolo. Le conversazioni intercettate rivelavano la violenza e le intimidazioni nei confronti della vittima, che aveva osato chiedere il pagamento. Scrugli, un altro membro del clan, aveva addirittura picchiato Ceravolo per intimidarlo ulteriormente.
In conclusione, i giudici hanno confermato tutte le circostanze aggravanti, inclusa l'associazione mafiosa, e la condizione di assoggettamento di Ceravolo, che temeva giustamente Battaglia, Moscato e Fiorillo come persone pericolose.
