'Ndrangheta e vendette nel Vibonese, la Cassazione annulla ancora ergastolo per presunto assassino
La Corte di Cassazione ha ancora una volta annullato con rinvio, per la seconda volta, ad altra Sezione della Corte d'Appello di Catanzaro, la sentenza di condanna all'ergastolo, nei confronti di Francesco Giuseppe Olivieri, difeso dagli avvocati Francesco Schimio e Giovanni Piccolo, ritenuto autore del duplice omicidio, risalente all'11 maggio 2018 di Giuseppina Mollese, 80 anni, e Michele Valarioti, 63 anni, per vendicare la morte dei fratelli Mariano e Alessandro. Dopo aver ferito altre persone a Limbadi, l'uomo si diede alla fuga per poi consegnarsi.
Proprio nella giornata di ieri, sono uscite alcune dichiarazioni del pentito Pasquale Megna che ha raccontato come tutto abbia avuto origine nel 1997, quando "Mariano Olivieri fu ucciso da Galati, su commissione di Giuseppina Mollese, che aveva pagato 100 milioni di lire per farlo eliminare".
Il movente era una faida scatenata dal furto di oro ai danni della famiglia Mollese e dall’omicidio di Ignazio Gaglianò, figlio di Giuseppina, ucciso da Mariano. Secondo Megna, "Ciko Olivieri era ossessionato dalla vendetta, aveva stilato una lista di morte e si sfogava ripetendo di voler uccidere 'sti cornuti'". Tra gli obiettivi c'era anche il medico Pasquale Pagano, accusato di non aver salvato Alessandro Olivieri dopo un ictus. Il fratello di Ciko, Giuseppe Olivieri, completò la vendetta il 12 agosto 2018, uccidendo Francesco Timpano su una spiaggia affollata. "Si sfidavano apertamente, fino a quando Peppe lo ha ammazzato davanti alla doccia, per essere sicuro che non fosse armato", ha chiosato il collaboratore di giustizia.
