Referendum costituzionale, l'appello del cronista: "Il mio sì libero e consapevole"
di DOMENICO MOBILIO*
La battaglia sul “Sì” e sul “No” finalmente volge al termine e nel dibattito vorrei inserire sommessamente la mia voce per esprimere la mia opinione di cittadino modesto ma assolutamente libero. All’apertura dei seggi elettorali mancano poche ore e aspetto con ansia, domenica mattina, di infilare nell’urna la scheda con una bella ics sul “Sì”. Lo farò con profonda convinzione senza alcuna remora per tutta una serie di motivi. Non nascondo che ho valutato con grande serietà e spirito critico le varie ragioni degli opposti sostenitori esposte nel corso d’incontri e dibattiti in varie sedi oltre s’intende che in tutto il variegato mondo dei mezzi d’informazione. Almeno per quello che mi è stato possibile. Ma nessuna argomentazione è riuscita a farmi distogliere da quella che considero la retta via per cominciare veramente a cambiare questo Paese. In questo mio intervento non intendo inoltrarmi sul contenuto della riforma. Penso proprio che non aggiungerei nulla di nuovo e di meglio, ma desidero solo far rilevare alcuni aspetti apparentemente marginali e se volte curiosi ma che debbono indurre a riflettere.
Tanto per cominciare i quesiti referendari sono di una chiarezza unica. Mi rivolgo direttamente a coloro che hanno votato per gli altri referendum che si sono svolti in Italia dall’avvento della Repubblica e li prego (non dico li sfido perchè non mi piacciono i termini perentori) di ricordameli. Che io ricordi c’erano sempre richiami a una o più leggi, al comma ics o ipsilon. Alla fine il cittadino comune non ci capiva poco o nulla e finiva per votare su suggerimento della sua parte politica o di tizio o caio.
Ora io penso che chiunque sia in grado di capire cosa viene chiesto all’elettore in modo che la sua sia una scelta veramente consapevole e libera. Pensate che per cercare di intorbidire le acque c’è stato chi ha fatto ricorso perché riteneva non esaustivi o probabilmente molto semplici i quesiti. Ricorso (o meglio ricorsi) respinti al mittente dagli avveduti organi giudiziari preposti.
I sostenitori del “no” in questa campagna referendaria, una volta che i loro tentativi di fare una battaglia contro la “semplicità” dei quesiti (perché di questo si trattava) sono stati hanno spostato tutte le loro forze su Matteo Renzi. Anche se cercano di fare “mbujina” il vero bersaglio è sempre e solo esclusivamente l’attuale Presidente del Consiglio. Fateci caso e se sbaglio vi prego di dirmelo: non c’è esponente politico contrario al “si” che non concluda dicendo che bisogna mandare a casa Renzi. C’è chi lo fa in maniera rozza, magari come Brunetta, Salvini e Grillo, e c’è chi lo fa in maniera più sofisticata senza fare il nome. Ed ecco venire fuori espressioni come “deriva democratica” o come “la mancanza di pesi e contrappesi” per cui s’ipotizzano oscuri presagi verso la nostra democrazia per cui se vincesse il “si” lunedì 5 dicembre tutti noi saremmo meno liberi. Addirittura, durante questa infuocata campagna referendaria, c’è stato chi tra i propugnatori del “ no” ha ipotizzato scenari quasi apocalittici. Mi riferisco al giudice in pensione Imposimato il quale, parlando a Cosenza, ha detto che se mai dovessero prevalere i “si” in Italia si determinerebbero le stesse condizioni che in Germania portarono Hitler e il nazismo al potere.
In sostanza bisogna puntare tutto sulla eliminazione politica Matteo Renzi.E’ lui il pericolo pubblico numero uno. E’ lui che sta rovinando l’Italia per cui va mandato a casa e bisogna ritornare alla situazione esistente in precedenza.
Sinceramente ascoltando Brunetta, ma non solo lui, ho l’impressione che nei confronti di Renzi ci sia dell’invidia. Di più o di meno. Quando parlo d’invidia penso che nessuno si debba stupire essendo un sentimento umano. Non credo proprio che ci sia una persona che nella sua vita non abbia provato almeno una volta invidia verso qualcuno o qualcosa. Siamo sinceri. Ascoltando le conclusioni di Brunetta e compagni mi sono venute in mente le parole “Delenda Carthago” pronunciate da Catone il Seniore che ci venivano dette durante lo studio della Storia Romana in terza elementare.
Trovo poi strano che Silvio Berlusconi, che solo anagraficamente appartiene alla mia generazione (io sono nato alcuni anni prima) riconosca che oggi in Italia ci sia un solo, vero leader politico che si chiama Matteo Renzi e dall’altro cerchi di farlo apparire come un dittatore o comunque un nemico della democrazia dopo aver stretto un patto con lui. Un patto evidentemente non di ferro tanto da pormi la seguente domanda: “Se per caso anziché Mattarella fosse stato eletto come Presidente della Repubblica una persona a lui gradita oggi avrebbe optato ancora per il “no”? Il Cavaliere dimentica poi che nella sua riforma, poi bocciata dai cittadini, si prevedeva la elezione diretta del Presidente del Consiglio che avrebbe avuto il potere di sciogliere le Camere.
Domande più o meno simili potrei rivolgere a Massimo D’Alema, Pietro Fassina e non solo. Avrebbero sostenuto il “no” con tanta acredine nei confronti di Renzi se fossero stati nominati responsabile della politica estera dell’Unione Europea il primo e componente del governo, magari nel settore dell’economia, il secondo ?
Ci sarebbe tanto altro da dire ma rischierei di farla troppo lunga. Ma non posso non concludere richiamando l’attenzione sul manifesto fatto affiggere dal “Comitato del no”. Si vede un bambino proiettato verso l’alto da due braccia e sotto la scritta: “Ci sono i no che guardano al futuro”. Sinceramente mi è venuto da sorridere ( non di ridere perché la questione è troppo seria) pensando che dovrei affidare il futuro dei miei nipoti a Berlusconi, Brunetta, Salvini, Giorgi, Bersani, Grillo e il resto dell’ammucchiata che va da destra a sinistra estrema passando per il centro, il tutto condito da populismo? No grazie,a loro preferisco Matteo Renzi e se mi consentite con lui anche Elena Boschi.
*Giornalista
