Rassegna teatrale, si rialza il sipario e "Il malato immaginario" non delude Vibo
Il prossimo appuntamento della rassegna teatrale vibonese è per giovedì 17 marzo con Peppe Voltarelli e il suo “Il viaggio, i padri e l'appartenenza”
di MICHELE LA ROCCA
Che dire? Bravo Andrea Buscemi nei panni di Argante, strepitosa Livia Castellana che interpreta con bravura, giocando su diversi ruoli, il personaggio della serva Tonina. Così “il malato immaginario” di Jean-Baptiste Poquelin in arte Molière riprende una vita nuova e in chiave quasi moderna sul palco del teatro Moderno di Vibo Valentia. Non è certo una prima nazionale, lo schema è ben collaudato e si vede. Anche gli altri protagonisti non deludono: Nathalie Caldonazzo nel ruolo della moglie fedifraga, e tutti gli altri attori da Martina Benedetti a Nicola Fanucchi a Simone Antonelli fanno la loro parte con enorme bravura.
Il regista, lo stesso Buscemi, si prende il lusso di tagliare alcuni personaggi minori senza togliere all’opera l’eccezionale bellezza che da sempre l'accompagna. Ha il merito di sviluppare il discorso sul dramma della salute che manca, della malattia supposta, senza lo sgomento esistenziale originario, privilegiandone la portata umoristica. La comicità è sobria, leggera e immediata. Argante tenta di esorcizzare la paura ipocondriaca della malattia, con il ricorso ad ogni tipo di salasso o cura, anche pesante, come il grande clistere che gli propone Pourgoun per sottrarsi al pensiero della morte. D’altra parte è la stessa malattia ad esorcizzare la morte. Finché si è malati, si è comunque vivi!
La rappresentazione si svolge in una scenografia piuttosto scarna, in cui domina una poltrona su cui siede, con una serie di cuscini, Argante in vestaglia e copricapo, e un tavolino pieno di pozioni e attrezzi medicali.
La storia. Argante, convinto di essere malato e di avere bisogno di una assistenza medica continua, decide di dare in moglie la propria figlia a Pourgoun, un medico tanto goffo quanto improvvisato. La ragazza è invece innamorata di un bel giovane. Contro Argante trama la moglie che vuole impossessarsi dell’intero patrimonio del marito ed è amante di Pourgoun. La figlia, nella sua resistenza al matrimonio imposto, ha come alleata preziosa e determinate la serva Tonina. Dopo una serie di traversie, questa riesce a convincere Argante a fingersi morto per scoprire le meschine trame della moglie e l'amore sincero e genuino della figlia. Facile immaginare le scene successive: la moglie viene cacciata di casa, mentre la figlia viene concessa in sposa al suo innamorato, a patto che il giovane diventi medico. Tonina convince Argantea diventare lui stesso medico, perché con la sua esperienza di lungodegente sarà sicuramente il miglior medico di se stesso.
La serata. Gremita la platea del Moderno, d'altra parte con il sold-out registrato con gli abbonamenti, non poteva essere diversamente. Il pubblico ha dimostrato di gradire, salutando alla fine gli attori con un lungo e fragoroso applauso sul balletto frenetico di investitura finale di Argante a medico di se stesso. Che bello vedere Vibo Valentia così presente alla cultura! Sembra di fare un tuffo in un passato neanche troppo lontano. Soddisfatta la direttrice artistica della rassegna teatrale Maria Teresa Marzano, che ancora una volta ha il merito di avere allestito un cartellone di tutto rispetto.
Il prossimo appuntamento è per giovedì 17 marzo con Peppe Voltarelli e il suo “Il viaggio, i padri e l'appartenenza”, uno spettacolo che è insieme musica e teatro.
