'Ndrangheta nel Vibonese, revocata la libertà vigilata (NOME)
L’Ufficio di Sorveglianza di Catanzaro ha disposto la revoca della misura di sicurezza della libertà vigilata nei confronti di Roberto Piccolo, 62 anni, originario di Stefanaconi (nel Vibonese), in esecuzione della recente ordinanza n. 2025/1671 emessa il 4 giugno 2025.
La decisione giunge al termine di un lungo percorso giudiziario e detentivo: Piccolo (difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo) era stato inizialmente sottoposto alla misura di libertà vigilata dal marzo 2007 al marzo 2008. Tuttavia, l’esame sulla sua pericolosità sociale era stato sospeso per oltre quindici anni, in seguito all'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e successivamente alla carcerazione per cumulo di pene, terminata solo il 25 febbraio 2024.
Nel giugno 2024, il magistrato di Sorveglianza aveva ritenuto ancora attuale la pericolosità sociale del soggetto, prorogando la misura per un ulteriore anno. Tuttavia, con l’ultima ordinanza, tale misura è stata revocata, non perché venga meno la pericolosità – che anzi viene ribadita in modo dettagliato – ma per intervenuta esecuzione piena della misura stessa.
Il provvedimento richiama un vasto quadro criminale a carico di Piccolo, con numerose condanne passate in giudicato per reati gravi, tra cui detenzione illegale di armi, tentato omicidio, ricettazione, e traffico di stupefacenti. Viene inoltre ribadita la sua dichiarata “abitualità a delinquere” e la vicinanza alla criminalità organizzata, in particolare alla cosca ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi, con la quale sarebbe stato in rapporti sin dagli anni '90.
I carabinieri di Vibo Valentia hanno segnalato che Piccolo, durante un arresto nel 2009, si era reso irreperibile dopo aver aggredito gli agenti e si era poi arreso solo dopo uno scontro a fuoco. Le relazioni di polizia e dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE) di Vibo Valentia evidenziano inoltre la mancanza di una rete sociale solida e la fragilità psicologica del soggetto, segnato da una sindrome ansioso-depressiva.
Anche il contesto familiare, segnato da figli detenuti per reati gravi e da elementi di contiguità con la criminalità organizzata, ha contribuito al giudizio negativo del Tribunale.
Il provvedimento è stato trasmesso per competenza alla Procura della Repubblica di Catanzaro, all’Ufficio Esecuzioni Penali, alla Questura di Vibo Valentia, all’UEPE di Vibo e notificato agli avvocati di fiducia e ai Carabinieri di Nicotera Marina per l’esecuzione.
