Le rimostranze non mancano e arrivano in particolare dal settore dei trasporti su gomma; un comparto in cui i consorzi privati detengono il monopolio di gestione dei collegamenti

Il trasporto pubblico locale in Calabria è un sistema malato. Una macchina che pompa soldi per produrre servizi nella migliore delle ipotesi poco efficienti e molto costosi. Da ultimo lo ha certificato l’assessore regionale alle Infrastrutture, Roberto Musmanno, che in una corposa documentazione ha fotografato le inefficienze di un sistema su cui con fatica si sta rimettendo mano. Le rimostranze non mancano e arrivano in particolare dal settore dei trasporti su gomma; un comparto in cui i consorzi privati detengono da anni il monopolio di gestione dei collegamenti urbani ed extraurbani ricevendo poi dall’amministrazione regionale i rimborsi in base ai volumi chilometrici effettuati.

Sotto la media. Non raggiunge neppure la sufficienza il sistema regionale di trasporti caratterizzato da un’estrema frammentazione e da un assetto organizzativo delle aziende che, nella maggior parte dei casi presentano costi di gestione superiori a quelli ammissibili e ricavi inferiori alle percentuali minime fissate in ambito ministeriale e ben al di sotto della media nazionale. Nel rapporto tra ricavi tariffari e costi di esercizio il sistema di trasporto calabrese sconta una lacuna di 13 punti percentuali sulla soglia stabilita dal governo centrale mentre il gap con le cosiddette regioni “virtuose” è profondo: di ben 29 punti percentuali. A titolo d’esempio, la performance dei trasporti regionali (rapporto ricavi/costi) tocca il 22% mentre dovrebbe raggiungere almeno il 35%, ovviamente niente a che vedere con regioni come il Veneto che si assesta sul 51% o della Lombardia che raggiunge il 42%.

trasporto-pubblico-locale-OKNote dolenti. In un quadro desolante in cui il 65% della popolazione sceglie di spostarsi con mezzi propri e usa il treno soltanto nello 0,91% dei casi, la parte del leone la recitano i trasporti su gomma che macinano sulle strade milioni di chilometri ogni anno assorbendo una quota non indifferente di rimborsi. In Calabria sono 25 le aziende che effettuano il servizio di trasporto extraurbano raggruppate in 6 consorzi per un costo complessivo riferito al 2015 che ammonta a 86 milioni di euro. A questi si aggiungano i consorzi che svolgono il medesimo servizio ma in ambito urbano, 8 aziende appartenenti a 3 consorzi, che hanno raggiunto nel 2015 un costo di 30 milioni di euro. Tirando le somme, le aziende concessionarie nel 2015 hanno percorso oltre 53 milioni di chilometri ricevendo un corrispettivo di 116 milioni di euro per un servizio che, a parere dello stesso assessore alle Infrastrutture, è assolutamente carente. Da una ricerca effettuata dal dipartimento di Ingegneria civile dell’Unical (del cui supporto tecnico la Regione si è avvalsa a titolo non oneroso) emerge che “l’offerta attuale dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma soffre di una forte sovrapposizione su alcune relazioni tra gomme e ferro, una sovrapposizione tra gli stessi servizi su gomma e i livelli di domanda stimata sono inferiori all’offerta di servizi, soprattutto su alcune relazioni in cui si osserva sovrabbondanza di corse su gomma”. Detto in soldoni, transitano troppi autobus dove non sono strettamente necessari e i tratti stradali percorsi dalle diverse autolinee coincidono.

Tariffe salate. Poco confortanti sono, poi, i dati riferiti ai costi sostenuti dagli utenti, ben al di sopra della media nazionale e di molto superiori alle aree del nord, del centro e anche del sud Italia. Un biglietto a tempo dal valore nominale su percorsi urbani costa in media ai calabresi 1,50 euro contro una media nazionale di 1,39 euro: l’8% in più. E le cifre lievitano se si prendono in considerazione gli abbonamenti mensili per i percorsi extraurbani, in media i calabresi pagano 109 euro contro una media nazionale di 76 euro. Basti pensare che nelle aree del nord-ovest del paese un abbonamento mensile al servizio di trasporto locale costa agli utenti 97 euro, 63 euro nel nord-est e 77 euro nel centro Italia.

autobusFerrovia in via di estinzione. Impietosa è poi l’analisi che riguarda i servizi ferroviari, in particolare sulla costa ionica calabrese. La ricerca effettuata dal dipartimento di Ingegneria civile dell’Unical dipinge un quadro da terzo mondo. “Gli orari poco funzionali, i servizi talvolta al di sotto degli standard e la concorrenza di altri mezzi stanno contribuendo a far scomparire la ferrovia dall’intera costa ionica ed in particolare dalla Locride a Catanzaro lido, facendo riversare sulle strade già drammaticamente intasate decine di autobus e un numero elevato di mezzi privati. La zona ionica pur avendo un bacino d’utenza superiore al milione d’abitanti, è da anni non più collegata al resto dell’Italia dai treni a lunga percorrenza”. E la situazione non migliora se si cambia versante: “Anche la linea ferroviaria tirrenica, che può sembrare così vicina in linea d’aria a quella ionica, è raggiungibile con molte difficoltà dalla stragrande maggioranza dei residenti della fascia ionica calabrese. Sono solo tre infatti le trasversali Ionio-Tirreno che a causa della rinomata condizione della S.S. 106, garantiscono buoni livelli di accessibilità solo ai residenti nei territori comunali situati ai loro estremi o in loro prossimità”. (l.c.)