Le esternazioni di Raffale Cantone non hanno fatto che gettare benzina sul fuoco del dibattito già caldo all'interno del Parlamento. Contro la sua posizione Gratteri e De Raho

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E' ormai "scontro" sulla legalizzazione della cannabis, il cui disegno di legge è in discussione alla Camera, dopo le esternazioni del presidente dell'Autorità nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone. Il magistrato, infatti, si era detto favorevole alla legalizzazione della droga leggera confidando nella circostanza di "evitare il danno peggiore per i ragazzi, cioè entrare in contatto con ambienti della criminalità".

Raffaele Cantone

Cantone. Il capo dell'Anac aveva anche confidato il suo cambiamento di opinione in materia: "Fino a poco tempo fa ero assolutamente contrario all'idea della legalizzazione perché non mi convincevano gran parte degli argomenti, che servisse cioè per sconfiggere la criminalità organizzata, perché le droghe leggere sono una parte insignificante degli utili della criminalità organizzata, o che servisse per evitare una serie di problemi di salute dei ragazzi. Adesso ho un po' cambiato posizione, sono più laico - ha argomentato Cantone - Sarei contrario ad una legalizzazione totale. Ma c'è questo argomento, evitare contatti di giovani con ambienti della criminalità organizzata e l'altro aspetto è che droghe leggere controllate probabilmente evitano interventi chimici che stanno portando anche alla tendenza all'assuefazione o al vizio. Questi due argomenti oggi mi fanno essere su questa proposta di legge molto più laico e per molti aspetti favorevole a una vendita controllata e in qualche modo limitata".

Nicola GratteriGratteri. Ma le dichiarazioni non hanno fatto che gettare benzina sul fuoco del dibattito già caldo all'interno del Parlamento. E contro la posizione di Cantone sono saliti sulle barricate altri due illustri magistrati calabresi, convinti assertori della tesi opposta. Immediatamente il capo della Procura di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha manifestato il proprio dissenso seguito a ruota dal procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. "Uno Stato democratico non può permettersi il lusso di legalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini". Ha commentato Nicola Gratteri, "Il guadagno che si sottrarrebbe alle mafie è quasi ridicolo rispetto a quanto la criminalità trae dal traffico di cocaina e eroina. E' anche vero che spesso la marijuana è il primo passaggio per arrivare poi all'assunzione di droghe pesanti, questo è quello che mi raccontano, ogni volta che li vado a trovare, i giovani che vivono nelle comunità terapeutiche per disintossicarsi". Un'industria che non è affatto di secondaria importanza per la 'ndrangheta, ma che resta ben ancorata alle 'ndrine: "Vi sono vaste aree dell'Aspromonte controllate dalle cosche in cui si produce marijuana. Così come accadeva nella stagione dei sequestri, il pastore che custodiva il gregge allo stesso tempo controllava il sequestrato, oggi - conclude Gratteri - fa da guardiano alla piantagione".

Cafiero De RahoCafiero De Raho. Sulla stessa linea d'onda Cafiero De Raho: "Io sarei per mantenere la legislazione vigente - chiarisce il procuratore di Reggio Calabria - Oggi chi fa uso di hashish e marijuana deve fare i conti con il rischio di essere schedato come consumatore di droghe leggere. Legalizzarle cambierebbe la prospettiva: è prevedibile che, almeno in una fase iniziale, con l'entrata in vigore della nuova normativa consumo e diffusione possano aumentare. Ritengo che andrebbe evitato l'uso di tutte le droghe. E la soluzione che attualmente il legislatore ha adottato in tema di stupefacenti sia quella che meglio tutela la salute delle persone. Ma è una valutazione che, in un Paese democratico, spetta al Parlamento. Al pari della decisione finale". Se non si guardasse agli effetti sulla salute, aggiunge, il vantaggio della legalizzazione sarebbe un altro. "Sottrarre all'impegno investigativo il perimetro delle droghe leggere permetterebbe di intensificare la lotta al traffico illecito di quelle pesanti. Ma questa soluzione richiederebbe una riflessione sulle possibili controindicazioni". Se intervenisse la legalizzazione delle droghe leggere occorrerebbe comunque assicurare canali controllati, garantire la vigilanza sul piano sanitario ed evitare abusi".