Diciamoci la verità: ammettiamolo. Chi tra noi almeno una volta (una volta sola?) nella vita non ha trasgredito, o almeno ci ha provato. Chi, almeno una volta non ha parcheggiato in doppia fila, ha imboccato un piccolo tratto controsenso (tanto non c’era nessuno in quel momento). È un brivido, una sensazione adrenalinica sfuggire, sia pure in modo leggero, alle regole, non rispettarle sapendo che comunque non vi saranno conseguenze.
Chi è senza peccato, scagli la prima pietra!
Può accadere, accade. Accadrà.
Eppure, c’è un posto, un enclave della nostra vita dove questo non accade, non potrà mai accadere: è il gioco.
Ebbene sì: non esiste al mondo cosa più seria del gioco!
Già da bambini, attraverso il gioco sviluppiamo le nostre potenzialità intellettive, affettive e relazionali. Il gioco è strumento che aiuta a sviluppare la creatività, aiuta a sperimentare le capacità cognitive, consente di poter entrare in relazione con gli altri, dà vita allo sviluppo della sua personalità.
L’importanza del gioco è tale che è scientificamente confermato come tutti gli esseri viventi, dunque non solo gli umani, abbiano una fase all'interno della propria vita nella quale giocano.
Il gioco è quindi un comportamento naturale di tutte le specie viventi. Attraverso il gioco gli esseri viventi apprendono atteggiamenti/conoscenze che non sono utili nell'immediato, ma verranno utilizzati nell'età adulta, al punto che l'uomo che protrae questa attività durante tutta la propria vita appare certamente più brillante, più reattivo, maggiormente capace di affrontare difficoltà e/o imprevisti.
Giocare fa parte della nostra natura: ce lo insegnano i nostri bambini, che senza che nessuno dica loro cosa fare... giocano; ce lo insegnano gli animali, che lo sfruttano per diventare adulti.
Perché giocare è il modo naturale che la natura ha escogitato per apprendere nuove cose. Giocando permettiamo al nostro cervello di confrontarsi con nuove esperienze e situazioni… e trovare nuove soluzioni. Soprattutto, impariamo la cosa più importante e fondamentale del vivere sociale: il rispetto delle regole.
Ogni gioco ha le sue regole e tutti indistintamente siamo disposti a non stravolgerle (si pensi ai tempi del far west, quando il baro scoperto era condannato a morte!), a rispettarle.
Per noi maschietti patiti di calcio, poi, è questo un elemento irrinunciabile. Quante volte non abbiamo condiviso una decisione arbitrale, quanti epiteti, dai più offensivi ai più pittoreschi, abbiamo inveito contro una decisione arbitrale, eppure il gioco riprende esattamente come l’arbitro ha deciso e continuiamo, pur borbottando ed imprecando, a giocare. Vi è un’ampia letteratura di decisioni arbitrali contestati, basti pensare a ben due Mondiali di calcio persi dall’Italia per “sviste” arbitrali (in Cile nel 1962, soprattutto in Corea nel 2002, come dimenticare l’ineffabile arbitro Byron Moreno!), eppure pur recriminando si è accettato il verdetto del campo ed il gioco e le sue regole hanno ricevuto il rispetto dovuto. Ha vinto il gioco malgrado tutto. Perché non esiste al mondo cosa più seria del gioco.
Il gioco è anche uno strumento da usare in età adulta per mantenere attiva la nostra capacità di apprendimento di nuove abilità e di concetti il più a lungo possibile. Attraverso il gioco si veicola cultura, si mantengono le tradizioni, rafforzando il bagaglio identitario di una comunità.
Ed allora, insospettitevi quando vi imbattete in qualcuno che con fare riduttivo afferma “…ma è solo un gioco!”; diffidate di chi con tono spregiativo definisce una iniziativa o una manifestazione “un semplice gioco”. La risposta da dare è una sola: “Noi siamo persone serie, abituate a rispettare le regole, perché siamo persone che ancora giocano, sanno giocare!”.
E quindi continuiamo a giocare lasciando ai tristi rancorosi il grigiore di una vita senza sorriso. Certo, con i nostri figli; ma magari riprendiamo a giocare anche con i nostri amici dopo una bella cena in compagnia!
C’è al mondo cosa più seria del gioco?!