Operazione "Costa pulita": il boss Mancuso pianificava tutto da un bar di Nicotera (VIDEO)
Ecco le intercettazioni registrate dagli inquirenti all'interno di un locale di Nicotera Marina dove "Scarpuni" riceveva sodali ed anche imprenditori
di MIMMO FAMULARO
Un bar a Nicotera Marina, abitualmente frequentato da Panteleone Mancuso, classe '61, detto "Luni Scarpuni". E' all'interno del bar Tony che gli investigatori hanno piazzato cimici, microspie e telecamere. Era da qui che il boss, sottoposto al regime della sorveglianza speciale, pianificava un'ampia gamma di attività delittuose esercitando - secondo quanto accertato - una pervasiva e soffocante azione di condizionamento dell'economia della zona costiera.
Punto nevralgico. Tutto passava da qui, dal bar di Nicotera Marina. E' qui che Scarpuni riceveva tutti: sodali, membri delle varie consorterie criminali, imprenditori. C'era chi si rivolgeva a lui per il classico pagamento del pizzo o chi doveva concordare modi e tempi della conduzione di importanti affari che la sua potente famiglia mafiosa finiva così per controllare. Buona parte dell'inchiesta "Costa pulita" è partita dalle intercettazioni ambientali registrate all'interno di questo locale. Così gli investigatori hanno accertato la presenza della ‘ndrangheta dietro al business delle minicrociere con ciò confermando la pervasiva infiltrazione della criminalità organizzata in tutti i settori dell’economia legale; parallelamente è stata fatta piena luce su alcuni danneggiamenti compiuti in danno di esercenti e privati cittadini per assumere il controllo, in regime di monopolio, del trasporto marittimo “Tropea-Isole Eolie” e di villaggi turistici della costa oltre che per convogliare lavori pubblici e privati verso ditte collegate al sodalizio.
Le faide eterodirette. A margine di ciò è emersa, da un lato, l’intenzione di Mancuso di eliminare fisicamente soggetti e gruppi antagonisti, percepiti come ostacoli all’affermazione del predominio criminale della cosca, dall’altro, il delinearsi di una strategia di rafforzamento della famiglia di Limbadi e di riavvicinamento dei vari appartenenti, che risultano essere referenti di altrettanti gruppi familiari, dediti a diverse attività delittuose, nelle proprie zone d’influenza, sotto l’egida dei Mancuso.
Le infiltrazioni a Parghelia. Le indagini hanno riguardato anche la cosca Il Grande, operante nel territorio di Parghelia, prendendo origine dalla denuncia di una serie di danneggiamenti avvenuti nel 2009, presso un villaggio turistico del comune costiero del Vibonese, a seguito della quale si è potuto riscontrare il particolare interesse della “famiglia” Il Grande per il controllo delle attività turistiche presenti sul territorio d’influenza, controllo attuato sia eseguendo lavori all’interno delle strutture ricettive, sia con l’imposizione della propria massiccia presenza tra i dipendenti di diversi villaggi. Secondo le risultanze investigative, la cosca Il Grande, con la complicità di dirigenti del comune di Parghelia, si sarebbe accaparrata, durante il periodo 2009-2012, numerosi appalti pubblici rientranti nelle competenze di quell’Ente pretendendo, senza alcun titolo, che le ditte aventi in appalto lavori in quel territorio versassero alla “famiglia” stessa una parte del ricavato.
I tentacoli dei Mancuso sul porto di Vibo Marina. Altre significative risultanze sono state acquisite a carico di Nazzareno Colace, ritenuto il referente di Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni” per la zona del porto di Vibo Marina e della zona industriale di Porto Salvo. Per conto del boss, Colace avrebbe esercitato la propria forza intimidatrice nei confronti di almeno tre imprenditori; per fare desistere il primo dal proseguire un’attività economica che si poneva in concorrenza con quella di alcuni membri della sua famiglia, minacciando il secondo di non fargli rilasciare le autorizzazioni amministrative necessarie all’avvio di una rilevante iniziativa economica, a meno che non avesse accettato la partecipazione sua e quella dei Mancuso alla nascente attività e intervenendo su un terzo, titolare di una ditta di trasporti per farlo desistere dall’eseguire una commessa vantaggiosa al fine di farla eseguire da una ditta compiacente.
L'attentato fallito. Nel corso dell’attività, supportata da intercettazioni telefoniche, ambientali e video riprese, sono state sequestrate armi da fuoco e, nel 2014, sono stati tratti in arresto, in flagranza di reato, alcuni elementi di spicco delle locali cosche, in procinto di mettere in atto un attentato mediante l’utilizzo di un potente ordigno esplosivo. Nel video viene riassunta l'intercettazione registrata all'interno del bar di Nicotera Marina dove Rinaldo Loielo di Ariola di Gerocarne e Filippo Pagano di Soriano pianificano l'attentato dinamitardo con Pantaleone Mancuso. L’ordigno, una micidiale bomba con innesco radiocomandato a distanza, venne ritrovato dalla polizia in un’auto su cui viaggiavano i due 25enni, fermati nei pressi di Rosarno. Sempre secondo quanto ricostruito dagli investigatori sarebbe stato ceduto a Loielo (che è figlio del presunto boss Giuseppe, vittima di un agguato mafioso nel 2002, la cosiddetta strage di Ariola, insieme al fratello) proprio da Pantaleone Mancuso, detto "Scarpuni" per alimentare lo scontro che vedeva contrapposti, nelle Preserre vibonesi, i Loielo ai clan degli Emanuele e dei Ciconte.
‘Ndrangheta, operazione “Costa pulita”: navi e villaggi vacanze tra i beni sequestrati (LEGGI QUI)
Operazione “Costa pulita”: nel covo del boss Mancuso uno scanner anti-cimici (LEGGI QUI)
GUARDA IL VIDEO DELL'INTERCETTAZIONE
https://www.youtube.com/watch?v=NjoBYwC1vbA
