Un copione che si ripete con frequenza quasi cinematografica, ma che questa volta ha rischiato di paralizzare il cuore della città sotto il sole della tarda mattinata. Un imponente autoarticolato con semirimorchio, diretto verso le marinate vibonesi, è rimasto intrappolato tra le strette arterie del centro di Pizzo, vittima di una "fiducia cieca" nei confronti del navigatore satellitare.

Il gigante della strada si è arrestato nei pressi dell'incrocio del Santuario, dopo che alcuni automobilisti in transito avevano lanciato l'allarme: proseguire lungo il tracciato urbano avrebbe significato incastrare il mezzo in una rete viaria progettata secoli prima dell'avvento della logistica pesante. Lo riferisce la Gazzetta del Sud

A risolvere una situazione che stava rapidamente degenerando in un blocco totale della circolazione sono stati alcuni operai comunali. Con prontezza e perizia, la squadra ha assistito l'autista in una retromarcia definita dai presenti "al limite del possibile", guidando il mezzo pesante fuori dall'imbuto urbano.

Dopo una manovra estenuante, il camion è riuscito a invertire la marcia per riguadagnare la SP95 in direzione Marinella, puntando infine verso la Statale 18 per raggiungere la meta prefissata. Un sospiro di sollievo per i residenti, ma anche l'ennesima conferma di un corto circuito tra tecnologia moderna e urbanistica antica.

L'episodio riaccende violentemente il dibattito sulla sicurezza stradale e sui flussi di traffico pesante. Se dall'Angitola la segnaletica è presente (sebbene spesso ignorata dai software di navigazione), il vero punto critico resta l'ingresso dall'incrocio di Vibo Marina.

In quel tratto, l'assenza di un'ordinanza specifica da parte della Provincia o del Comune capoluogo impedisce l'installazione di cartelli di divieto che dirottino i mezzi pesanti sulla Vibo-Pizzo. Con l'estate ormai alle porte e l'inevitabile aumento del volume di traffico, il rischio è che il prossimo "fuori programma" possa non risolversi con la stessa fortuna di oggi.