La morte nella solitudine e nell'indifferenza di un esiliato in patria
Questo pomeriggio nel centro di Vibo Valentia un senza fissa dimora ha perso la vita, colto da un malore. A farsi carico delle spese funebri l'amministrazione guidata dal sindaco Elio Costa
di TONINO FORTUNA
Una di quelle storie che non vorresti mai raccontare. Storie che racchiudono in sè la solitudine, la disperazione, la morte. Ma c'è di più dietro la scomparsa di un senza fissa dimora questo pomeriggio a Vibo Valentia. C'è una città che improvvisamente si ferma. Ci sono le forze dell'ordine, i sanitari nell'attesa vana di un parente per il pietoso ufficio del riconoscimento. Ci sono i cronisti, qualcuno capitato per caso, che si interrogano sull'accaduto. Lo scenario non è di quelli raccapriccianti. Abbiamo raccontato vicende decisamente più cruente. Non ci sono corpi sbalzati fuori dalle vetture, nè cadaveri macinati dai tir. Nessun agguato, nessun sicario in fuga. Come da queste parti si immagina quando le strade sono transennate. Ma la mestizia è ugualmente grande. Tanto più grande quando ci si accorge che dietro un malore che si è portato via un uomo neppure sessantenne, c'è la solitudine di un senza fissa dimora, abbandonato al proprio destino, nella sua terra natia che quasi non lo riconosce più.
Le fasi. L'accertamento della morte avviene nel pomeriggio ormai inoltrato. Poco prima delle 5. Il corpo esanime rimane, però, per oltre tre ore sull'asfalto. Non c'è un parente che si avvicini al cadavere di Nicola Dibetta, originario di Stefanaconi, ma emigrato negli Stati Uniti. Solo qualche passante si fa il segno della croce, mentre i curiosi si affollano nell'area transennata dalle forze dell'ordine. L'uomo sarebbe dovuto ritornare in America il prossimo 28 Maggio. Con sè aveva il passaporto. Della sua volontà di rientrare a Philadelfia, dove ad attenderlo c'è la madre, aveva parlato a Damiano, l'unico amico a fornire notizie della vittima. Ma non ce l'ha fatta. Il suo destino infausto si è compiuto a pochi metri dal palazzo comunale. "Aveva compiuto non più di due, tre passi - raccontano i testimoni oculari - lungo la salita che conduce in piazza Martiri d'Ungheria prima di cedere di schianto e battere violentemente a terra con la nuca". Il tutto nell'indifferenza generale per lo sconosciuto.
Consiglio sospeso. Nell'aula del Consiglio i lavori nel frattempo si fermavano. Una prima volta per un minuto di silenzio. Poi, su richiesta di alcuni eletti, Lombardo, Schiavello, Valia ed altri arrivava una sospensione di mezz'ora. E l'amministrazione, con il sindaco Elio Costa in testa, decideva di farsi carico degli oneri funebri per lo sfortunato concittadino.
