Sta suscitando un acceso dibattito la decisione della terna commissariale che guida il Comune di Stefanaconi – sciolto per infiltrazioni mafiose – di rinominare Villa Elena dedicandola al giudice Rosario Livatino, vittima della mafia e simbolo di legalità.

A prendere posizione è stato Mimmo Cugliari, già vicesindaco nell’amministrazione guidata da Elisabetta Carullo, che in un intervento scritto ha ricordato come l’acquisizione della villa fosse stata possibile grazie a un accordo con la famiglia Rubino. In quell’intesa era stato stabilito che la struttura venisse intitolata a Elena Bellantoni, insegnante e moglie del precedente proprietario, condizione che, secondo Cugliari, potrebbe rendere nulla la recente delibera dei commissari. Una tesi già sostenuta da un altro ex amministratore, Raffaele Arcella, che ne ha chiesto ufficialmente la revoca.

“Cambiare il nome della villa – spiega Cugliari – non è solo un atto formale. Significa cancellare una parte della memoria del paese. Non si costruisce la legalità eliminando ciò che già appartiene all’identità della comunità”. Secondo l’ex vicesindaco, la scelta della commissione rischia di apparire “frettolosa e divisiva”, in quanto presa senza un confronto pubblico con i cittadini.

Pur riconoscendo il valore simbolico di una dedica a Rosario Livatino, Cugliari sostiene che sarebbe stato più opportuno individuare un altro luogo da intitolargli, evitando così di sovrapporre due memorie diverse. “La vera legalità – afferma – non si afferma con targhe e cerimonie, ma con azioni concrete, con la partecipazione della cittadinanza e con il rispetto di ciò che è stato”.