Inchiesta 'Ghota', nuove informative e ulteriori prove della Dda di Reggio Calabria
Al via l’udienza preliminare per 71 indagati. La pubblica accusa contesta una serie infinita di reati. Depositati nuovi verbali di collaboratori di giustizia
I pubblici ministeri hanno annunciato la deposizione di ulteriori prove di indagine fornite dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia Ivan Belvedere, Antonio Russo, Marcello Fondacaro, Pietro Mesiani Mazzacuva, Vincenzo Cristiano e Cosimo Virgiglio nell’ambito dell'udienza preliminare scaturita dall' inchiesta 'Gotha', coordinata dal procuratore della Dda, Federico Cafiero de Raho a carico di 71 persone. Agli atti finisce il materiale condensato nelle inchieste aperte nel 2012 a carico dell’ex sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina, e altri ed Emilio Angelo Frascati ed altri, o nel 2015, a carico del boss Giovanni Ficara.
Le accuse. Gli indagati rispondono a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, favoreggiamento e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Tra le persone coinvolte nell'inchiesta c'é il senatore Antonio Caridi, gli avvocati Giorgio De Stefano e Paolo Romeo; l'ex assessore regionale della Calabria Alberto Sarra; l'ex presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa; l'ex magistrato Giuseppe Tuccio; il sacerdote Giuseppe Strangio e la giornalista Teresa Munari.
Sotto la lente di ingrandimento. La pubblica accusa, rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dai pm Giuseppe Lombardo, Roberto di Palma, Stefano Musolino, Walter Ignazitto, Luca Miceli e Giulia Pantano, attribuisce agli indagati "una serie indeterminata di delitti, tra i quali numerosi posti in essere contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l'ordine pubblico, la personalità interna ed internazionale dello Stato, i diritti politici del cittadino, l'amministrazione della giustizia e l'attività giudiziaria, l'economia pubblica, l'industria ed il commercio". Nella richiesta di rinvio a giudizio. La Dda reggina, inoltre, sottolinea l'interesse degli indagati, "direttamente o per interposta persona fisica o giuridica, per la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici e la capacità degli indagati di infiltrazione nei pubblici poteri, per condizionare, impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o procurare voti agli associati, ai concorrenti esterni, ai contigui o ad altri in occasione di consultazioni elettorali”.
