Bertolone e Renzo, due uscite quasi identiche: tra pettegolezzi e sospetti
La verità. Niente altro che la verità. Soltanto la verità. Il popolo di Dio questa verità la vuole e la pretende. Il popolo di Dio questa verità la chiede a gran voce. La invoca sia per monsignor Luigi Renzo, ritornato oramai da oltre un mese nella sua Rossano, in quanto dimissionato ad un anno dalla pensione dalla guida della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea a mezzogiorno del primo luglio scorso che per l’arcivescovo ormai emerito di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabrese, che ha dovuto lasciare l’altro ieri a due mesi esatti dal pensionamento, con destinazione un convento alle porte di Roma. Un addio, con le valige dietro la porta ormai pronte da qualche giorno, accompagnato da questa frase: “Senza versare il proprio sangue si può essere macerati interiormente e esternamente, pur di continuare a tenere il proprio stile cristiano in situazioni difficili”.
Quasi identiche le modalità dell’uscita di scena dei due presuli a partire dall’accoglimento immediato da parte del Vaticano delle dimissioni. Una tale celerità, almeno nei tempi più recenti, non se la ricorda nessuno. Quasi identico, il dolore, il tormento, lo smarrimento e il tintinnio del cuore di chi crede nel mistero del cielo e nel disegno di Dio onnipotente. Uguale, in queste due storie di vescovi quasi coetanei - entrambi dalla penna brillante e dalle omelie intense e mai banali - i pettegolezzi, le dicerie e le insinuazioni fuori e dentro le sagrestie che hanno accompagnato le loro rinunce forzate. Un miscuglio di malignità che si sono insinuate nelle vene di tanti fedeli, con il rischio di sconquassare l’anima pura di chi crede nell’aiuto e nella forza dirompente dello Spirito Santo nelle scelta dei pastori di santa romana chiesa.
L’invito di più di un sacerdote a chi in questi momenti è dilaniato dal tormento è spesso quello di affidarsi alla preghiera. Ma sia chiara una cosa. La preghiera è sicuramente lievito e ristoro. La preghiera può aiutare, ma non basta. In certi momenti ci vuole altro. Ci vuole il coraggio di non nascondere nulla. Ci vuole il coraggio della vera rivoluzione soprattutto qui da queste parti dove i silenzi e il sospetto gratuito hanno spesso alimentato il pantano, la calunnia facile e foraggiato schiere di “scrivani” dalla vista corta. Non sfugge a nessuno che fin troppe sono state le sofferenze che la Calabria ha dovuto subire per le sue tante zone d’ombra e per le mezze verità che da più lustri si sono impadronite del suo destino e di cui si sono resi artefici e complici la politica, le istituzioni ad ogni livello e il grigio “ordine costituito”. La chiesa - che ha sempre saputo essere carità e luce, soprattutto nei momenti più difficili - dia l’esempio. Alzi il velo e parta dall’inizio, senza avere paura della polvere. Il Popolo di Dio ha il diritto di sapere.
