Condannato all'ergastolo Pasquale Quaranta di Santa Domenica di Ricadi per l'omicidio di Saverio Carone ed i tentati omicidi di Pietro Carone e Ivano Pizzarelli
La Corte d’Assise di Catanzaro ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 14 ottobre 2015 ha condannato alla pena dell’ergastolo Pasquale Quaranta, 51 anni, di Santa Domenica di Ricadi, in provincia di Vibo Valentia, per l’omicidio di Saverio Carone, avvenuto a Santa Domenica di Ricadi, nel Vibonese, il 12 marzo 2004 e per i tentati omicidi di Ivano Pizzarelli, commesso a Tropea il 30 novembre 2002 ( riqualificato dalla Corte in tentate lesioni personali aggravate), e Pietro Carone, fratello di Saverio, commesso a Santa Domenica di Ricadi il 6 giugno 2004.
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Pasquale Quaranta, indicato dagli inquirenti come il nuovo boss di Santa Domenica di Ricadi e personaggio inserito nel più potente clan La Rosa di Tropea, è stato ritenuto dai giudici il mandante dei tre fatti di sangue. Fondamentali per la ricostruzione accusatoria, sostenuta dalla Dda di Catanzaro, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Peter Cacko, 42 anni, cittadino slovacco ritenuto un killer al soldo di Pasquale Quaranta. I fatti di sangue, secondo i giudici sono avvenuti nell’ambito di una "più ampia strategia criminale volta all'acquisizione del controllo del territorio nell'interesse della cosca mafiosa di riferimento".
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La "conquista" mafiosa di Santa Domenica di Ricadi. Per la Corte d'Assise, la "strategia messa in piedi da Pasquale Quaranta sarebbe stata quella di "conquistare il territorio di Santa Domenica azzerando il potere della famiglia Carone". Al centro della "contesa", anche il predominio per "lo sfruttamento dell'opportunità economica rappresentata dai lavori di metanizzazione già deliberati dall'Italgas".  Il gruppo La Rosa, a cui Pasquale Quaranta apparteneva, aveva inteso scalzare Saverio Carone "l'imprenditore locale che aveva il controllo sui lavori dell'area". Secondo i giudici, i fratelli Pietro e Saverio Carone e Ivano Pizzarelli avrebbero fatto riferimento all'articolazione del clan Mancuso facente capo a Domenico Mancuso (figlio del boss Giuseppe Mancuso) ed allo zio Francesco Mancuso, detto "Tabacco". Tale articolazione mafiosa si sarebbe contrapposta e fronteggiata nel tempo al clan La Rosa di Tropea - di cui Pasquale Quaranta faceva parte - capeggiato dai fratelli Antonio La Rosa, detto "Ciondolino", e Francesco La Rosa, alias "U Bimbu". Clan La Rosa che sarebbe stato alleato all'articolazione del clan Mancuso facente capo ai boss Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", e Cosmo Michele Mancuso.
L'operazione che ha portato alla condanna all'ergastolo per Pasquale Quaranta era scattata nel dicembre del 2012 su indagini della Squadra Mobile di Vibo Valentia ed è stata denominata "Peter Pan". Pasquale Quaranta era difeso dagli avvocati Antonio Porcelli e Gregorio Viscomi.

g.b.