Tre anni per l’avvocato Antonio Larussa imputato per procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale e violenza privata aggravata dalla mafiosità, e un anno per la collega Tullia Pallone, accusata solo di favoreggiamento personale, sono stati chiesti dal pm Elio Romano, al termine della requisitoria, nel processo con rito abbreviato che si sta celebrando davanti al gup del Tribunale di Catanzaro Paola Ciriaco.  Le parti civili, costituite dai familiari del noto penalista Francesco Pagliuso, ucciso il 9 agosto del 2016, l’avvocato Salvatore Staiano per Giovanni Pagliuso, Rosa Grandinetti e Mattia Albanese, rispettivamente, papà, mamma e nipote; l’avvocato Nunzio Raimondi per Giovanni Leonardo Maria Pagliuso, Angela Rita Pagliuso e Antonio Folino, rispettivamente figlio, sorella e cognato; l’avvocato Marcello Manna per la Camera penale di Lamezia Terme; l’avvocato Bonaventura Candido del foro di Messina, vice presidente della Camera penale di Messina, nonché segretario del Consiglio di disciplina distrettuale per Antonella Pagliuso (che si è costituita per un centesimo di euro) e Antonella Di Vasto,  rispettivamente sorella e  moglie dell’avvocato Pagliuso, si sono associate alla richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero, mentre gli avvocati Francesco Gambardella per Larussa e Giuseppe Spinelli per Pallone hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti perché il fatto non sussiste.  In giudice ha poi aggiornato l’udienza al prossimo 11 marzo per le repliche e la lettura del dispositivo.

ll favoreggiamento. Secondo la Dda di Catanzaro, Larussa avrebbe aiutato Daniele Scalise, latitante, a sottrarsi alle ricerche dell’autorità. Lo avrebbe accolto nel proprio studio legale in più occasioni e in una di queste, avrebbe convocato anche l’avvocato Francesco Pagliuso, già difensore di Scalise, scatenando la contrarietà dello stesso legale, che avrebbe abbandonato lo studio nel momento in cui si sarebbe reso conto che Scalise non si trovava lì per costituirsi alle Forze dell’ordine.

Procurata inosservanza di pena. Larussa avrebbe aiutato Daniele Scalise a sottrarsi all’esecuzione della pena determinata da più reati  concorrenti: estorsione, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Provvedimento di esecuzione emesso dalla Procura generale della Corte di appello di Catanzaro  il 13 marzo 2012, “in relazione al quale Scalise era latitante formalmente dal 17 marzo 2012 sino al 20 marzo 2013”.

Violenza privata aggravata dalla mafiosità.  Larussa, secondo le ipotesi accusatorie,  in concorso morale con Pino Scalise, (e Daniele Scalise, Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo, uccisi nella faida che ha interessato le ‘ndrine delle zone montane di Lamezia, quali Decollatura e Soveria Mannelli), avrebbe prospettato agli appartenenti alla ‘ndrangheta lametina lo scarso impegno professionale da parte del collega Pagliuso e una serie di errori nella linea difensiva, nell’ambito di un processo che vedeva Scalise imputato a Cosenza  per il reato di truffa. L’avvocato Larussa, che nel frattempo era diventato codifensore di Scalise avrebbe, inoltre, lamentato agli stessi la mancata consegna  delle carte processuali, contribuendo, tra l’altro, a far sì che alcuni di loro costringessero “con violenza  e minaccia di morte a mano armata”  l’avvocato Pagliuso a seguire una determinata linea difensiva, dopo che gli stessi l’avrebbero incappucciato, condotto in un bosco, malmenatato e trascinato  di fronte ad una buca scavata con un mezzo meccanico, minacciato di essere scaraventato in quella buca, senza che il suo corpo potesse più essere ritrovato.

Il ruolo della collega Pallone. Secondo le ipotesi di accusa Tullia Pallone, che risponde di favoreggiamento personale, avrebbe aiutato il collega ad eludere le attività di indagine, riferendo circostanze non veritiere alla pg operante su quanto accaduto nello studio dell’avvocato Larussa in occasione dell’incontro con Pagliuso e Scalise.