Quale destino per il porto di Vibo Marina?
A chiederselo è il capogruppo dei "Liberali per Vibo" in Consiglio comunale Lorenzo Lombardo, che si sofferma sulla riforma delle Autorità portuali.
"I progetti di riforma vanno valutati con ponderazione e sulla base di valutazioni non soltanto tattiche ma anche strategiche. La riforma Delrio sulle Autorità portuali offre spunti di interesse in merito alla loro necessaria riduzione. Ma l’inserimento in tale Autorità, anche del porto di Vibo Marina, non convince affatto". A sostenerlo è Lorenzo Lombardo, capogruppo di Forza Italia, alias "Liberali per Vibo" al comune di Vibo Valentia.
Per l'eletto di palazzo "Luigi Razza" "l’ingresso del porto vibonese rientrerebbe in un’autorità che al suo interno include oltre a quelle calabresi (Gioia Tauro, Crotone, Corigliano, Palmi, Villa San Giovanni, Reggio Calabria) anche realtà portuali siciliane (Messina e Tremestieri)". E a proposito del porto di Vibo Marina viste le dichiarazioni da parte del presidente della Calabria, Mario Oliverio, "si sperava - aggiunge Lombardo - ci fosse l’attenzione necessaria per il rilancio di una infrastruttura che ad oggi rappresenta una delle poche risorse di un territorio in forte crisi commerciale (e non solo)".
Non manca un certo disappunto. "Sono anni ormai che in maniera trasversale si parla di porto. Lo si fa mettendone in evidenza l’importanza e quasi come la condizione necessaria senza cui è possibile uno sviluppo economico sia commerciale che turistico. Tale riforma, qualora dovesse essere definitiva e irreversibile, potrebbe comportare, per il porto di Vibo Marina, un freno letale al suo rilancio. Eppure, tale struttura avrebbe tutte le carte in regola per riprendersi il ruolo che ricopre sin dal 4 dicembre del 1865 , giorno della posa della prima pietra. La riforma, così per come concepita priverà il comune di Vibo di una struttura strategica alla crescita del capoluogo. Il Comune, sin da subito, sarebbe privato di tutti i proventi derivanti dalle varie tasse che gli operatori di settore puntualmente versano nelle sue casse. E la Regione non sarebbe più diretta destinataria della quota delle accise derivanti dal commercio di prodotti petroliferi presenti sul nostro territorio. Il meccanismo di ridistribuzione concepito dalla nuova misura normativa presenta, infatti, una centralizzazione e una burocratizzazione di dubbia efficacia. È fondamentale, pertanto, intervenire subito ed in maniera compatta affinché la riforma sia sostanzialmente revisionata".
