Stabili occupati abusivamente a Vibo, verso un vero e proprio giro di vite
Il Comune di Vibo torna a mettere nel mirino gli abusivi.
L'obiettivo è di incassare il più possibile da eventuali rendite, considerato lo stato tutt’altro che florido delle casse dell’Ente. Basti pensare che, non più tardi di due mesi addietro, la giunta e il consiglio si sono decurtati indennità e gettone, di un complessivo 30%.
Gli occhi degli uffici che stanno lavorando a questa pratica, sono finiti, su alcuni stabili che vedrebbero la presenza di centri di aggregazione sociale, in qualche caso, all’interno di una struttura adibita a scuola che potrebbe essere utilizzata come spazio per gli studenti, al momento inesistente. L’idea sarebbe quella, laddove si tratti di associazioni, di capire che tipo di contratto abbiano con il Comune e poi di delocalizzarle, utilizzando anche immobili confiscati alla criminalità organizzata. In alternativa, il Comune dovrebbe farsi pagare un tributo. Ma non essendo stato mai emesso un titolo di esigibilità, neanche questo, almeno nella situazione attuale, sarebbe possibile.
Una vicenda delicata, sulla quale le bocche degli amministratori, inutile ribadirlo, restano estremamente cucite. Il tema è scottante, gli interessi sono tanti e nessuno è disposto ad assumersi, al momento, l’onere di decidere su eventuali sfratti, o comunque, sgomberi di stabili di proprietà comunale.
Di sicuro, almeno questo si lascia intuire, dovranno essere rispettati due principi: la ricollocazione di associazioni culturali che mai un’amministrazione, peraltro di matrice progressista, potrebbe mettere in mezzo alla strada e la necessità di recuperare quattrini indispensabili per far quadrare i conti dell’Ente.
Conti sui quali, al di là dello sbandierato patto salva-città, è stato necessario agire già quest’anno in modo correttivo. Sullo sfondo, d’altronde, c’è sempre quel famoso disavanzo da quasi trentuno milioni di euro che al momento stanno coprendo i cittadini, soprattutto, con la carenza dei servizi e l’aumento dell’addizionale Irpef dello 0.4%.
Ergo, anche le associazioni dovranno essere messe in regola. Magari pagando una cifra simbolica. Il tutto onde evitare quello che già è accaduto negli anni scorsi, quando vari enti, non ultimo proprio l’ormai chiuso Sistema bibliotecario vibonese, hanno ingaggiato un testa a testa con gli uffici del Comune, sul versamento o meno di alcune imposte. Circostanze incresciose, affrontate a suo tempo in Consiglio comunale, per evitare le quali l’esecutivo è disposto ad imporre “nuove” regole.
Magari seguendo la via del dialogo, senza chiudere la porta in faccia a nessuno, ma evitando che spese irragionevoli si trascinino ancora per chissà quanto tempo su un ente in chiaro debito di ossigeno.
