Si chiude con un verdetto che ribalta le pesanti richieste della Procura il processo con rito abbreviato davanti al Gup di Vibo Valentia, il dott. Alessio Maccarrone. Al centro del procedimento, tre uomini accusati di un giro di cocaina e marijuana documentato da mesi di intercettazioni e pedinamenti. Nonostante la linea dura tracciata dal Pubblico Ministero, la sentenza ha premiato la strategia delle difese, ridimensionando drasticamente il peso penale della vicenda.

Le richieste della Procura: invocati quasi 15 anni di carcere

Durante la requisitoria, la dott.ssa Maria Barnabei aveva sollecitato condanne esemplari, ritenendo l'attività di spaccio solida e strutturata. Le richieste di pena, già ridotte di un terzo per la scelta del rito, erano state tutt'altro che leggere. Per Salvatore Carone erano chiesti 4 anni, 11 mesi e 10 giorni di reclusione (oltre a 20.667 euro di multa), per Alfonso Carone erano chiesti 4 anni, 3 mesi e 10 giorni (e 18.000 euro di multa) mentre per Domenico Gargano erano chiesti 4 anni netti (e 15.333 euro di multa).

Il verdetto: pene "tagliate" e un'assoluzione eccellente

Il Gup ha però riscritto completamente l'economia del processo. Accogliendo le tesi degli avvocati difensori Francesco Schimio (per i Carone) e Carmine Pandullo (per Gargano), il Giudice ha riqualificato i reati sotto la fattispecie della "lieve entità" (art. 73 comma 5). L'effetto sulle pene è stato immediato: Domenico Gargano è stato condannato a 1 anno, 9 mesi e 10 giorni, mentre Alfonso Carone ha riportato una condanna a 1 anno, 2 mesi e 20 giorni. In entrambi i casi, si tratta di una riduzione di oltre il 60% rispetto a quanto preteso dall'accusa. Il vero colpo di scena riguarda però Salvatore Carone. Nonostante la Procura lo considerasse il profilo più grave, chiedendo quasi cinque anni di cella, l'uomo è stato assolto per non aver commesso il fatto, uscendo dal tribunale completamente indenne.

La vittoria della linea difensiva

Il "taglio" chirurgico operato dal Giudice deriva da una diversa lettura giuridica dei fatti: mentre per gli inquirenti si trattava di traffico di droga ordinario, per il Gup il giro d'affari e le modalità di cessione rientravano in un contesto di minore portata sociale. Per Salvatore Carone, in particolare, la difesa è riuscita a dimostrare l'assenza di prove dirette sulla sua partecipazione attiva alle cessioni, rendendo nullo il castello accusatorio nei suoi confronti.