'Ndrangheta nel Vibonese: revocato l’obbligo di firma per imputato (NOME)
La Corte di Appello ha disposto la revoca della misura dell’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria
Si alleggerisce sensibilmente la posizione giudiziaria di Mario Artusa. La Corte di Appello di Catanzaro, accogliendo l'istanza presentata dal suo legale, l’avvocato Diego Brancia, ha disposto la revoca della misura non custodiale dell’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria di Milano a cui l’uomo era sottoposto.
La decisione dei giudici di secondo grado arriva a seguito di una radicale riforma della sentenza di primo grado. Artusa, che inizialmente era stato condannato a una pena di 21 anni di reclusione, ha visto in appello rideterminarsi la condanna a 9 anni e 2 mesi. Un ricalcolo verso il basso dovuto a una serie di assoluzioni per diversi capi di imputazione che gli venivano contestati.
Le assoluzioni e la fine delle misure
Il punto centrale della difesa sostenuta dall'avvocato Brancia ha riguardato l'estraneità di Artusa rispetto a episodi chiave del processo. In particolare, la Corte ha assolto l'imputato dall'accusa di estorsione in concorso ai danni di Lopez Royo. Tale verdetto ha comportato, di conseguenza, la revoca delle statuizioni civili che erano state precedentemente disposte.
Proprio in virtù del mutato quadro processuale e della significativa riduzione della pena, la Corte ha ritenuto non più necessaria la misura dell'obbligo di firma quotidiana. Mario Artusa torna così in piena libertà, in attesa che l'iter giudiziario faccia il suo corso definitivo, dopo aver visto cadere alcune delle accuse più pesanti che pendevano su di lui.
