Il gup distrettuale di Catanzaro, dottor De Salvatore, ha rinviato a giudizio Nazzareno Colace con udienza fissata per il 22 marzo 2023 dinanzi alla Corte d'Assise di Catanzaro in ordine all'omicidio e scomparsa di Francesco Covato di Briatico, avvenuti più di 30 anni nel Vibonese. L'imputato è difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Francesco Gambardella.

Il fatto. Era la sera del 23 gennaio 1990 a Vibo Marina, quando Francesco Covato uscì di casa a bordo della sua auto, senza più fare ritorno. Le ricerche delle forze dell’ordine, avviate a seguito della denuncia del padre della vittima, portarono al solo rinvenimento della sua automobile, trovata nel parcheggio del Stazione della ferrovia dello Stato di Tropea. Da allora, nessuna traccia del ragazzo. Il lavoro investigativo, ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nonostante il lungo arco di tempo trascorso dalla scomparsa, ha permesso anche di individuare il movente dell’efferato delitto; la sentenza di morte era infatti maturata in un contesto di vendetta personale e di riaffermazione del potere criminale da parte della famiglia Tripodi, egemone del territorio di Vibo Marina-Porto Salvo. Colace avrebbe ucciso il giovane ed occultato il suo corpo, per vendicarsi di un agguato subito da quest’ultimo nel 1987, allorquando fu investito da una pioggia di proiettili mentre percorreva la Strada Statale 522. Al contempo, la cosca ha inteso fermare definitivamente l’irruenza di Covato, che da tempo imperversava per le strade di Vibo Marina, e avrebbe commesso atti intimidatori e reati contro il patrimonio, senza il placet del citato gruppo criminale ed incurante dei dettami imposti dai codici ‘ndraghetistici.