Non è solo una fuga, è una rinascita. La storia di "Cristina" (nome di fantasia) è il ritratto di un coraggio silenzioso che sovverte le leggi non scritte della criminalità organizzata. Una storia raccontata dalle giornaliste Giorgia Venturini e Beatrice Barra. 

Ex moglie di un boss al vertice di una cosca reggina, oggi detenuto al 41 bis, Cristina ha scelto di tradire il "sangue" per salvare il futuro dei suoi figli, aderendo al protocollo "Liberi di Scegliere".

Nato nel 2012 da un'intuizione del magistrato Roberto Di Bella, il progetto è diventato un faro per chi vuole evadere dai contesti mafiosi. Oggi, quel percorso di libertà si evolve: è diventata una proposta di legge che garantirà fondi e tutele strutturali a donne e minori pronti a ricominciare.

Cristina racconta un inizio quasi fiabesco: «Mi corteggiava con i fiori, era dolce». Poi, dopo il matrimonio e l’ingresso nella famiglia di lui, la realtà si palesa tra estorsioni, armi e un ruolo passivo ma complice: «Il mio compito era contare i soldi. Non potevo fare domande». La consapevolezza arriva con l'arresto per associazione mafiosa, dopo aver veicolato i "pizzini" del marito dal carcere. «In cella mi sentivo umiliata. Le altre donne erano fiere di appartenere ai clan; io provavo solo vergogna». 

La svolta avviene nell'ufficio di Di Bella. La paura di perdere i figli era tanta, ma quella di vederli diventare criminali era superiore. Un episodio simbolo? Il divieto del marito di regalare ai bambini una caserma della polizia giocattolo: «Non permetterti mai più», scrisse lui dal carcere.