Risale al 4 febbraio la sentenza con rito abbreviato emessa dal gup distrettuale di Catanzaro, Domenico Commodaro, nei confronti del clan Tripodi di Portosalvo e Vibo Marina. In tale data il giudice dell'udienza preliminare ha condannato a complessivi 34 anni di reclusione 6 esponenti del clan processati nell’ambito dell’operazione antimafia “Libra” scattata nel maggio 2013. Il verdetto ha assunto una valenza storica perché per la prima volta in sede giudiziaria è stata sancita da una sentenza l’esistenza del clan mafioso dei Tripodi. Al presunto capo dell’omonimo sodalizio, Nicola Tripodi, 67 anni, il gup ha inflitto 8 anni di reclusione (contro i 15 chiesti dal pm). Quindi, le altre condanne: Sante Mario Tripodi, 42 anni, condannato a 4 anni ed 8 mesi; Antonio Tripodi, di 51 anni, fratello di Nicola e Sante Mario, 7 anni; Salvatore Vita, 40 anni, di Vibo Marina, condannato a 9 anni; Gregorio De Luca, 37 anni, di San Gregorio d’Ippona (Vv), 2 anni ed 8 mesi di reclusione; Massimo Murano, 42 anni, di Busto Arsizio (Va), 3 anni di carcere. Assolto Francesco Lo Bianco, 41 anni, di Vibo Marina. Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, frode nelle pubbliche forniture, usura, rapina ed estorsione i reati, a vario titolo, contestati dal pm Pierpaolo Bruni. Nel mirino del clan, che avrebbe esteso i suoi affari anche a Roma ed in Lombardia, ci sarebbero stati anche i lavori del post alluvione del 2006 a Vibo Marina.