La Procura contabile ha riscontrato un danno erariale di oltre 130mila euro. Tra i 51 presunti responsabili anche il primo cittadino di Catanzaro Sergio Abramo e il consigliere Domenico Tallini

di GABRIELLA PASSARIELLO

Dall’auto in avaria, alla breve fermata per malore del conducente, alla piccola sosta per acquisto di medicinali. Una filza di multe annullate con una scusa qualunque, mancanti della motivazione con tanto di spazio in bianco o con una scritta non decifrabile o ancora riportando motivazioni che in caso di un eventuale ricorso avrebbe portato comunque chi di competenza a stralciare quei verbali. L’inchiesta penale Multopoli, che nel 2014 aveva inizialmente portato il pm Gerardo Dominijanni, titolare delle indagini (oggi procuratore aggiunto a Reggio) a iscrivere nel registro degli indagati quaranta persone, è arrivata nella mani della Procura contabile, che ci è andata pesante nel chiedere ai vertici del Comando della Polizia municipale, con vigili annessi e amministratori del Comune di Catanzaro, presunti responsabili di un danno erariale, un risarcimento di oltre 130mila euro complessivi, inviando un avviso a dedurre a carico di 51 persone, sindaco, ex assessori e consiglieri compresi.

Nel mirino. Si tratta di Rosario Alfieri, Domenico Amico, Adelina Angotti, Silvia Flaviana Armogida, Giuseppe Gaetano Canino, Rosalba Canino, Giovanni Chiaravalloti, Sandro Cittadino, Maria Rosaria Corinno, Rocco Cristallo, Salvatore Cristofaro, Giuseppe Curcio, Maria Teresa De Masi, Giuseppe Grande, Carmelo Iacopino, Ivan L’Arocca, Orlando Lagonia, Maurizio Lamanna, Emilia Laureana, Massimo Leone, Raffaele Loprete, Giuseppe Mancuso, Anna Marino, Salvatore Mauro, Giovanni Agatino Mucari, Luigi Panzino, Paolo Prato, Umberto Raimondo, Pasquale Raso, Saverio Rocca, Felice Sandrino Rotundo, Gianfranco Rotundo, Lugi Sacco, Saverio Scozzafava, Anna Scutieri, Antonella Serapide, Concolino Simio, Luigi Talarico, Carmine Timpone, Ivan Tucci, Maurizio Valente, Luigi Veraldi, Patrizia Verdoliva, Giuseppe Antonio Salerno, Salvatore Tarantino, Amedeo Cardamone, Stefania Lo Giudice, Massimo Lomonaco, Carlo Nisticò, Domenico Tallini, Sergio Abramo. La Procura contabile ha passato al setaccio gli atti di indagine, all’epoca dei fatti delegate alla Digos, rilevando all’interno del Comando della Polizia municipale “una disdicevole prassi amministrativa per la quale i responsabili della Viabilità il tenente colonnello Salvatore Tarantino e del procedimento il colonnello Amedeo Cardamone insieme al Comandante del Corpo Giuseppe Antonio Salerno- si legge nell’invito a dedurre- potevano liberamente intervenire apponendo correzioni postume ai verbali, attivando un falso procedimento in autotutela, adottando i più disparati rimedi per vanificare la possibilità del Comune di Catanzaro di procedere alla riscossione delle sanzioni comminate dagli agenti nei confronti di amici, conoscenti, politici ed amministratori”.

Il dominus. La figura cardine di questo sistema clientelare era il tenente colonnello Tarantino, che poteva contare, secondo la Procura contabile, confermando la tesi dei colleghi di Palazzo Blasco, sulla collaborazione di Salerno e del colonnello Cardamone. Tarantino, contattato da assessori, consiglieri, politici e amici, “contravvenendo ai principi costituzionali del buon andamento della Pubblica amministrazione” avrebbe messo in atto provvidenziali annullamenti di contravvenzioni già elevate a politici e conoscenti. Il meccanismo per “eliminare” le multe regolarmente redatti dal suo personale si basava su due alternative : annullamento diretto e immediato se la multa non era stata ancora registrata all’Ufficio competente, predisporre personale ad hoc per un ricorso a favore dell’amico da avvantaggiare che avrebbe portato a rendere il verbale nullo in autotutela. Un comportamento connotato, secondo la Procura della Corte dei conti di Catanzaro da dolosa negligenza nella gestione del patrimonio pubblico, che ha comportato un danno per Palazzo De Nobili pari a complessivi 131. 814,00 euro .