Aspiranti medici all'università, la trappola dei test a numero chiuso
"Adesso vado dal medico!". L’irrevocabile intenzione di milioni di pazienti, che già oggi boccheggiano nell’imbuto sanitario (lasciandoci talvolta anche le penne), non troverà agile soddisfazione neppure nei prossimi anni. Anzi, in Italia è previsto il drammatico logoramento di un sistema sempre più sotto stress, incapace di programmare la riscossa a dispetto del costante boom di ippocratiche vocazioni.
Il test di ammissione al corso di laurea in medicina e chirurgia e di odontoiatria, che oggi dà il via alle selezioni 2019-2020 per le facoltà a numero chiuso, schiera 68.694 aspiranti per appena 11.568 studenti in medicina e 1.133 in odontoiatria. Di più l’Italia delle tante promesse non sa fare. Certo meglio del 2018, quando i candidati furono 67.005 per 9.779 posti in medicina e 1.096 in odontoiatria, ma la mattanza programmata resta. E rimane difficilmente spiegabile in un sistema sanitario nazionale che da oggi al 2025, tra dinamiche ordinarie e quota 100, lascerà un buco di almeno 16.500 specialisti: quasi un collasso programmato, in assenza di rapide correzioni.
