"L'episodio di Natale verificatosi a carico di una persona "sotto protezione" crea sgomento e paura. Non tanto per l' efferatezza della 'ndrangheta di cui conosciamo oramai la sua pericolosità e che ha dimostrato, ancora una volta, di agire come e quando vuole, ma piuttosto lo sgomento di avere la consapevolezza dell'assenza da parte di quella struttura istituzionale deputata alla protezione di particolari cittadini che, denunciando, vengono esposti a rischio nel momento in cui scelgono di stare da parte dello Stato". E' quanto dichiara l'imprenditore calabrese Pino Masciari che da anni vive in una località protetta. "Come persona che ha subito pesantemente anni di programma di protezione - ha sottolineato - ciò non mi meraviglia, perché ho sempre evidenziato in tutti le sedi, istituzionali e non, in questi miei 25 anni, le numerose falle del sistema di protezione, che altro non è che l'allontanamento dai luoghi di origine ma non un'effettiva tutela della persona. Non è la prima volta purtroppo che assistiamo a simili episodi".


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Sul caso è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho: "Le modalità dell'omicidio fanno pensare a una vera e propria esecuzione di stampo mafioso, programmata e portata a segno da un gruppo di killer. I familiari dei collaboratori sono trasferiti in località lontane per impedire che siano colpiti. Qui l'informazione sul luogo di residenza è giunta ai killer che hanno avuto modo e tempo di programmare l'omicidio. Qualcosa potrebbe non avere funzionato". Per il procuratore, intervistato da Il Fatto Quotidiano a proposito dell'agguato di Pesaro dove è stato ucciso il fratello di un collaboratore di giustizia, pentito di 'ndrangheta: "Bisognerà scandagliare i comportamenti precedenti della vittima per capire se effettivamente siamo di fronte a una morte evitabile e se quindi la responsabilità vada attribuita al meccanismo di protezione non adeguato, ovvero se la persona sottoposta a protezione si è esposta da sola. Bisognerà verificare se siano state osservate le regole del contratto di protezione".