Autobomba a Limbadi, i Vinci contro Regione e Libera per mancata costituzione parte civile
La famiglia Vinci – Scarpulla e il suo difensore Giuseppe De Pace, riguardo le posizioni assunte dalla Regione Calabria e dall'Associazione "Libera" in ordine all'apertura del dibattito sull'attentato terroristico-mafioso del nove aprile 2018 e alla mancata costituzione di parte civile infieriscono nei confronti dell'ente e dell'associazione antimafia.
"La Regione Calabria - spiega il legale - mente, sapendo di mentire, quando afferma che non era a conoscenza dell'apertura del dibattimento fissato per il 17.09.2019, laddove innumerevoli articoli di stampa l'avevano preannunciata in ogni fascia oraria negli ultimi 3 mesi. Vuol dire che il pletorico ufficio-stampa della Regione funziona malissimo, ovvero che nel suo flusso comunicativo alla sfera politica c'è qualche barriera che lo ostruisce. E il compito di monitoraggio dei fenomeni mafiosi assunto in capo alla Commissione Regionale Antimafia come è stato svolto in questa circostanza? Anch'essa ignara di questo cruciale passaggio della storia della Calabria? A questo punto i vertici politici non possono rimanere silenti ulteriormente.
Ancora. Provando a mettere una toppa aggiunge (il portavoce?) che la Regione Calabria non è stata indicata da nessuno come parte offesa. Se questa castroneria è stata esternata da qualche dirigente, non ce ne meravigliamo. Ma se è stata avallata dall'Avvocatura, la cosa è allarmante: significa disconoscere le tre importanti norme contenute negli artt. 74-91-93 del Codice di Procedura Penale, che disciplinano l'esercizio dei diritti e delle facoltà per l'azione civile degli Enti e delle associazioni senza scopo di lucro nel processo. Nei processi in cui la Regione Calabria è stata parte civile, ad esempio nel processo "Kiterion" o in quello al branco di Melito Porto Salvo, da chi è stata indicata come parte offesa? La domanda è retorica.
"Per quanto riguarda "Libera", abbiamo, in primo luogo avvertito sprezzo nelle parole: "Non in tutti i processi ci costituiamo parte civile... né abbiamo tempo e risorse". Un attentato eseguito con modalità terroristiche che ha falciato la vita di un giovane che, difendendo la propria famiglia dalla protervia mafiosa dei Mancuso, difendeva la libertà di tutti, viene così derubricato nella locuzione: >. Se con queste parole si voleva offendere la sensibilità dei familiari colpiti dalla tragedia e quella della generalità dei cittadini schierati nella lotta alla mafia, ebbene Libera ci è riuscita in pieno. Ma non sin è arrestata qui; no, ha aggiunto che, in questo processo non è contestato l'art. 416 bis del Codice Penale, dunque questo non è un processo di mafia. Forse, dalle nostre parti opera un Dio ottunde le menti".
