E' un Piano strutturale decisamente azzoppato quello che il Consiglio comunale di Vibo Valentia si accinge ad approvare. Domani il delicato strumento urbanistico, che avrebbe dovuto essere discusso già da qualche settimana, tornerà in Aula. Gli eletti, superato lo shock determinato dal caso "Lo Bianco", con il consigliere indagato nell'ambito dell'inchiesta Rinascita che ha deciso di dimettersi autonomamente, dopo che l'assise ha dimostrato a più riprese di scappare dalle proprie responsabilità, saranno al proprio posto per valutare la storica pratica, adottata la prima volta nel 2014 e passata lungo tre amministrazioni, quelle guidate da Nicola D'Agostino, Elio Costa e Maria Limardo.

Un Psc che nasce sotto i peggiori auspici e viene ritenuto figlio di nessuno, considerato che il centrodestra sostiene di doverlo approvare quasi per "dovere" e il centrosinistra è pronto in coro a bocciarlo, per non parlare del Movimento Cinquestelle che si appresta a presentare emendamenti e di Vibo Democratica che ne dà pure un giudizio negativo.

Ma ci sono forse ragioni più profonde che minano dalle fondamenta l'attuale Piano strutturale. Le fasi cruciali delle osservazioni al delicato strumento urbanistico hanno visto primissimo attore da presidente, poi dimissionario, della Commissione Urbanistica, quello stesso Francescantonio Tedesco arrestato nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta "Imponimento", dove il professionista è accusato di aver chiesto al clan Anello di Filadelfia voti per il senatore Giuseppe Mangialavori, alle elezioni politiche di marzo 2018. Tedesco, eletto in Vibo Unica e poi passato ai "Liberali per Vibo", è stato candidato da Forza Italia alle ultime elezioni amministrative, non risultando però eletto. Una vicenda la sua che mette non poco imbarazzo all'amministrazione nell'ambito della quale Forza Italia riveste un ruolo di primissimo piano.