Il carcere di Vibo compie venti anni, ma la Uilpa denuncia: "C'è poco da festeggiare"
Il segretario nazionale del sindacato della Polizia penitenziaria lancia l'allarme tra turni massacranti e buchi negli organici
“Domani presso la Casa Circondariale di Vibo Valentia si festeggerà il ventennale dell’apertura del penitenziario. Al netto dei buoni propositi degli organizzatori, di quanti prenderanno parte alla celebrazione e di ciò che l’istituzione rappresenta per la città e per il circondario, mi chiedo quasi cosa ci sia in realtà da festeggiare”. È quanto dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Nazionale della UILPA Polizia Penitenziaria, a proposito della cerimonia celebrativa organizzata, appunto, per la ricorrenza del ventennale del nuovo carcere vibonese.
L'inaugurazione. “Correva l’anno 1997 - spiega De Fazio - quando il nuovo complesso penitenziario di Vibo Valentia veniva inaugurato e vi venivano destinati da, varie parti d’Italia, donne e uomini della Polizia penitenziaria. In questi 20 anni il Corpo di polizia penitenziaria, anche a Vibo Valentia, ha garantito l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale disposti dall’autorità giudiziaria, il disimpegno di molteplici altre attività rientranti nei compiti d’istituto e persino la propria opera in occasione di tragiche calamità, con ciò contribuendo in maniera decisiva alla difesa della sicurezza dei cittadini e della libertà delle istituzioni democratiche. Certamente ciò è degno di nota e di apprezzamento. Tuttavia, se si guarda alle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria, pur considerando le numerose conquiste sindacali concretizzatesi negli anni, si può affermare senza tema di smentita che esse hanno complessivamente subito una pesante involuzione e un arretramento sia sul piano formale sia sotto il profilo sostanziale”.
Usura carceraria e carenza di personale. “Alla fine degli anni 90 – prosegue il Segretario Nazionale della UILPA PP – le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria in forza al carcere vibonese sfioravano le 250 unità ed erano ‘giovani e forti’; oggi se ne contano meno di 140 e, per la quasi totalità, fanno parte di quelle 250 iniziali con 20 anni d’età e di ‘usura carceraria’ in più sulle spalle. Per converso, il numero dei detenuti era di molto inferiore, i carichi di lavoro gestibili, nelle sezioni detentive nelle ore diurne venivano impiegati contemporaneamente almeno due operatori di Polizia penitenziaria. Oggi il numero dei ristretti, anche a causa dell’aumento della capacità ricettiva dell’istituto, è mediamente superiore, alla loro custodia in ciascuna sezione detentiva (dove in alcuni periodi si sono sfiorate le 100 presenze) attende, nella migliore delle ipotesi, un solo Poliziotto penitenziario (ma spesso una sola unità è costretta ad occuparsi di più settori e incombenze) e i carichi di lavoro sono abnormemente lievitati. Analogamente un pesante arretramento si è registrato nella gestione delle turnazioni degli operatori, oggi costretti all’espletamento di ingenti quantitativi di lavoro straordinario – in spregio anche alle regole che vorrebbero che la materia venisse contrattata con le Organizzazioni Sindacali –, e nell’accesso e il corretto esercizio dei diritti costituzionali e contrattuali, quali pure riposi settimanali e ferie”.
L'auspicio. "Quale rappresentante di un sindacato democratico, progressista e innovatore come la UIL – conclude greve Gennarino De Fazio – non posso certo augurare alla Polizia penitenziaria di Vibo Valentia un ‘ritorno al passato’. Ma se quel passato può esser considerato per alcuni versi migliore dell’oggi, credo che ciò che vi era di buono sia da recuperare; a partire da un modello di relazioni sindacali basato sul confronto reale, tangibile e capace di incidere concretamente sul modello organizzativo e finalizzato a migliorare l’efficienza del servizio, le modalità operative e le condizioni di lavoro”.
