Il colosso dell'energia lancia "Futur-E", un concorso di idee e progetti per ridisegnare il volto e la funzione del sito di contrada Cutura e chiama l'intera comunità a indicare strade percorribili. E dopo la politica si fanno avanti anche i cittadini per offrire il loro contributo alla discussione. (Riceviamo e pubblichiamo)

Credo che l’opportunità di ridefinire l’utilizzo di un’area come la vecchia centrale Enel di Rossano sia una scommessa per il territorio e per i cittadini non soltanto rossanesi. L’elemento paesaggistico sarebbe soltanto quello più banale da risolvere. Per il bando Futur-E passa davvero la possibilità di Rossano e della Piana di Sibari di mettere mano a questioni ataviche.

L’Enel ha rappresentato per il territorio, nel bene e nel male, il motore che ne ha determinato gli assetti ambientali, urbanistici, demografici, economici e di sviluppo in genere. Il confronto tra i pro e i contro è arrivato fino a oggi quando il destino dell’area viene reinserito in una vera trattativa, che prevede la possibilità dei cittadini, delle associazioni e degli enti di dire la propria.

Quale migliore opportunità per un territorio che si spopola di abilità giovani sarebbe la realizzazione di un polo tecnologico in collaborazione con le università e i centri di ricerca delle grandi società ex statali. Un sito di interesse scientifico che avrebbe risvolti positivi anche sul piano turistico e delle frequentazioni del territorio inteso come semispazio esteso oltre le spiagge.

Il polo tecnologico potrebbe rappresentare un “incubatore per attività tecniche di alto profilo” e un incontro tra la formazione e il lavoro, sede per spin-off e per scuole di alta formazione post laurea in accordo con gli atenei, Trenitalia, Ferrovie, Anas, la stessa Enel. Un corso di laurea triennale di Geotecnologie che si sviluppa a partire dalle esigenze e dalle criticità emerse negli ultimi anni, che tenga insieme le tematiche dell’urbanistica, del rischio idraulico e della produzione di energia pulita. Un corso di laurea triennale in Agraria che si occupi non soltanto della specificità agricola ma anche delle criticità relative al suolo, alla conservazione di questo e all’ambiente forestale. Elemento di confronto tecnico tra cittadini e amministratori, strumento per il controllo e il miglioramento dell’utilizzo dell’esistente, per esempio a partire dalla gestione dei rifiuti, anche alla luce della recente approvazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti 2016 che prevede in località Bucita un impianto di trattamento.  

Dopo le attività di caratterizzazione, rimozione e bonifica il sito potrebbe rappresentare una opportunità di rilancio del territorio. Oggi qualcuno in maniera avventuristica e poco meditata propone la realizzazione di un porticciolo e di un polo turistico, un mega resort da turismo del terzo mondo, quello in cui la vita si svolge nel villaggio di lusso, in cui la moneta circola sotto forma di palline di plastica, attrazione per un turismo “confinato” non incentivato alla conoscenza delle bellezze e della cultura locale. L’ipotesi oltre a essere poco sostenibile economicamente rappresenta un elemento stonato con la restituzione dell’area al paesaggio originale oltre che rischiosa dal punto di vista ambientale sia in fase di sviluppo che in fase di esercizio.  L’ipotesi è avventuristica perché del porto ad oggi non si conoscono che i disegni, chi lo propone non ha illustrato modelli e ipotesi sull’impatto che l’opera marittima potrebbe avere sul litorale nelle immediate adiacenze e oltre i quindici chilometri e mezzo di costa rossanese.

Sulla cartografia aggiornata del Pai sul litorale rossanese viene identificata una “Pericolosità elevata” e a tratti bassa e media. Sulla relazione Pai viene scritto che “opere progettate spesso su indicazioni di studi insufficienti e carenti della comprensione dei meccanismi della dinamica meteomarina, se, da un lato, hanno sortito l’effetto voluto per le aree interessate dall’intervento, dall’altro hanno accentuato, se non addirittura innescato, i processi evolutivi lungo tratti di litorale contigui”.

La proposta del porto, a mio modo di vedere, rappresenta la riedizione di ipotesi di sviluppo che dagli anni novanta hanno ridefinito assetti economici e politici sul territorio penalizzandolo e rendendolo sempre più fragile. La leggerezza con cui il disegno del territorio è stato adattato a capricci particolari è stata testimoniata dall’evento alluvionale dell’agosto scorso.

Le scelte per il sito Enel di Rossano hanno bisogno di essere inquadrate in un contesto più ampio che vada oltre la dimensione comunale, che tenga conto della realizzabilità, della compatibilità e dell’utilità a lungo termine…

Domenico Veneziano