'Ndrangheta nel Vibonese: così la faida tra clan ha riscritto i confini del potere (NOMI)
L'ordinanza del Gip Arianna Roccia ha ricostruito vent'anni di guerra tra i Loielo e gli Emanuele-Idà-Maiolo: agguati, autobombe e il ruolo delle "nuove leve" nelle strategie della DDA

Un ventennio di sangue, vendette incrociate e una tregua apparente rotta dal fragore delle bombe e dei proiettili. È la fotografia nitida e inquietante che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Catanzaro, Arianna Roccia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia guidata dalla Procura di Catanzaro. Al centro delle indagini, la spietata guerra di 'ndrangheta per il controllo delle Preserre vibonesi, che vede contrapposte da un lato la consorteria degli Emanuele-Idà-Maiolo e dall'altro quella dei Loielo.
Dal 2002 a "Luce nei Boschi": gli equilibri spezzati
Secondo quanto ricostruito dal giudice, l’egemonia degli Emanuele-Idà-Maiolo era rimasta pressoché indiscussa dopo il duplice omicidio dei fratelli Loielo nel 2002. Uno stato di "stabilità mafiosa" durato dieci anni, fino al gennaio 2012, quando l'operazione "Luce nei boschi" decapitò i vertici degli Emanuele. Quel vuoto di potere ha riacceso le brame espansionistiche dei Loielo, determinati a riprendersi il territorio e a vendicare i propri morti.
La recrudescenza del 2017: bombe e agguati
Dopo una scia di sangue tra il 2012 e il 2015, il conflitto è riesploso con ferocia nel 2017. L’ordinanza elenca una sequenza di eventi che non lasciano spazio a dubbi sulla vitalità della faida:
- 1 aprile 2017: tentato omicidio di Giovanni Alessandro, detto Alex, Nesci.
- 21 giugno 2017: omicidio di Salvatore Inzillo.
- 28 luglio 2017: secondo agguato a Giovanni Alessandro, detto Alex, Nesci, che sopravvive insieme al fratello minore Manuel, entrambi rimasti gravemente feriti.
- 25 settembre 2017: l’autobomba contro Nicola Ciconte, ferito dall'esplosione di un ordigno sulla sua Opel Astra.
Le "nuove leve" e il ruolo dei pentiti
A garantire la continuità del conflitto sarebbero le nuove generazioni. Le intercettazioni della DDA svelano la pianificazione di nuovi omicidi contro i Loielo da parte dei giovani delle famiglie Idà, supportati da figure come Antonio Campisi e Giuseppe Muzzupappa (quest'ultimo poi ucciso). Fondamentali per la ricostruzione sono state le voci dei collaboratori di giustizia, tra cui Walter Loielo e Raffaele Moscato, che hanno delineato i contorni di una guerra totale per il predominio territoriale.
Il "giallo" del tentato omicidio di Giovanni Emmanuele
Un capitolo centrale dell'ordinanza riguarda il tentato omicidio di Giovanni Emmanuele. Sebbene il movente sia chiaramente inserito nella logica della faida — con l'intento di colpire un esponente di spicco del gruppo avversario a soli tre mesi dalla scarcerazione dei boss Bruno e Gaetano Emanuele — il GIP ha evidenziato la mancanza di "indizi gravi e concordanti" per certi indagati.
"Se cade Gianni finisce tutto... per questo mi vogliono sparare": queste le parole di Giovanni Emanuele intercettate dagli inquirenti, che confermano la sua consapevolezza di essere un obiettivo sensibile.
