Sulle regionali, dopo il deposito delle liste, la partita è già da giorni in pieno appassionato svolgimento anche se con qualche fallo di troppo.  Ed in questi giorni di settembre caldo -  in cui gli innamorati tubano con insaziabile e astuto vigore, in cui i disoccupati per l’ennesima svolta sperano e attendono, in cui  le pie donne pregano per un futuro diverso, in cui i mascalzoni  annusano con furbizia cretina le possibili prede e in cui  i  giornalisti cercano e continuano a cercare scoop ed esclusive -   figurano in  frenetico ed inevitabile  movimento, come in ogni competizione politica,  oltre ai timonieri Occhiuto, Tridico e Toscano -  che rappresentano  tre mondi, tre storie   e tre visioni dello stato della cose completamente diversi  -  un esercito di candidati  composto da alcuni  generali in grande spolvero, da diversi  colonnelli con stellette nei curriculum e con abiti firmati a disposizione delle telecamere e dagli abbraccia sul web   e da  una sfilza infinita di soldati  semplici con maglietta  e scarpe di  marca  scelte per la meravigliosa occasione,  destinati al fronte e quindi a farsi male al cervello e alla coronarie,  ma non di sicuro al seggio ben pagato.

Un quadro di insieme quello dei soldati semplici   con  alcuni ben coscienti di esserlo e, quindi, accettabili e con tutti gli   altri scioccamente lanciati a tutto spiano  in una avventura che non appartiene per nulla  alla loro travolgente indole di perfetti incompetenti.  Ma la politica è questa. Da sempre. In Calabria ed altrove.  Prendere o lasciare. Certo in anni lontani era un tantino più seria, di sicuro meno voltagabbana, ma sconvolgente, delirante e pidocchiosa -  diciamocela tutta la verità -   lo è sempre stata.

Tutto questo sin dai tempi ormai antichissimi delle vacche itineranti dell’immenso e ignaro Amintore Fanfani che si fece imbrogliare da furbi e ingegnosi calabresi -  si disse allora a fin da bene - per il bene della terra di Corrado Alvaro.  Ma lasciamo il passato è torniamo al presente  per ricordare da modesti osservatori degli eventi,  quali noi siamo,  ad Occhiuto, Tridico e  Toscano, che la Sanità -  la quale  rappresenta la madre di tutte le emergenze -   va presa di petto con scolte rivoluzionarie e  senza giri di parole e  trovate alle spezie, a  costo di inimicarsi mezzo mondo, ma non di sicuro i cittadini normali che non hanno santuari e circoli  da difendere e  che  vivono di sacrifici quotidiani; che ai giovani e non solo a loro va dato un futuro vero, fatto di lavoro ben retribuito, in Calabria e non altrove: che i paesi anche e soprattutto quelli più piccoli vanno custoditi e amati e non abbandonati al loro destino e  che a queste stesse piccole realtà va restituito il maltolto, partorito da una politica professorale e bancaria miope e dissennata, ovvero scuole, uffici e servizi; che la Calabria venga dotata, ma non solo a parole, di strade  e trasporti al passo con i temi in quanto rappresentano la vera  chiave del vero progresso; che ogni azione amministrativa presente e futura  abbia  costantemente come stella polare il rispetto pieno e convinto della regole e della legalità.

Ed infine, un ultima cosa:  il vincitore -  una volta conclusa la sfida in corso di svolgimento-  con la collaborazione di tutti, compresi gli sconfitti, si  attivi per  far ritrovare alla Politica, fino adesso fin troppo calpestata, ingiuriata e messa all’angolo,  il primato perso di guida saggia e giusta, essendo la politica stessa  - al di là dei suoi tanti difetti  e della sue tante stupide capriole -  la più alta espressione  del popolo. E’ tutto.