Calabria, emergenza lupi: greggi devastate e allevatori allo stremo
I numeri raccolti restituiscono la dimensione del problema: oltre duemila capi tra pecore e capre sbranati
Nelle campagne reggine la notte non è più solo il momento del riposo: per molti allevatori significa ansia, allarmi, recinzioni sfondate e capi scomparsi. Da tempo le aziende della zona convivono con assalti ripetuti da parte di lupi, ibridi e cani inselvatichiti, un fenomeno che nel corso degli anni è diventato una vera e propria emergenza strutturale.
A denunciarlo è Domenico Tripodi, portavoce del CUPAC – Comitato Unione Protezione Allevatori Calabria, che in una nota parla di una situazione ormai insostenibile e di istituzioni “troppo distratte di fronte a una crisi che sta cancellando intere economie familiari”.
Oltre 2.000 capi persi: un settore al collasso
I numeri raccolti dal Comitato restituiscono la dimensione del problema: nelle sole 40 aziende monitorate in provincia di Reggio Calabria si registrano oltre duemila capi tra pecore e capre sbranati.
Dietro le cifre ci sono aziende familiari allo stremo, anni di investimenti bruciati in poche notti e una tradizione pastorale che rischia di sparire. Tripodi, che negli ultimi anni ha visitato decine di aziende colpite, descrive una realtà fatta di “famiglie disperate, giovani che rinunciano al proprio futuro e greggi dimezzate in pochi mesi”.
Il portavoce ricorda che la zootecnia rappresenta un presidio territoriale ed economico fondamentale per l’area: “Non è folclore ma lavoro, produzione, identità”.
Bova, assemblea carica di tensione: “Ci state lasciando soli”
Nei giorni scorsi, a Bova, si è tenuto un incontro molto partecipato tra allevatori e rappresentanti del CUPAC, guidati dal presidente Salvatore Latella.
Le testimonianze raccolte dipingono un clima di rassegnazione sempre più pesante: attacchi continui, risarcimenti insufficienti, burocrazia lenta. Latella, intervenendo alla riunione, ha ribadito che “il territorio sta cedendo sotto il peso della disattenzione politica” e che chi produce cibo e tutela le aree interne “non può essere abbandonato”.
Gli allevatori non chiedono privilegi, sottolinea il Comitato, ma tutele minime: sicurezza, sostegni rapidi, strumenti di prevenzione.
