Nell’odierna udienza il Gup di Vibo Valentia, Dott.ssa Ricotti, previa celebrazione del processo a suo carico con le forme del rito abbreviato condizionato, ha assolto l’imputato Gernnarino Colaci (Cl. 1976) dalla contestazione di tentato omicidio aggravato (motivi abietti e futili ed uso di un’arma) nei riguardi di Nazzareno Castagna, attinto il 28 febbraio 2022 da cinque colpi di coltello in rapida sequenza, presso il Ruby Bar di Vena di Ionadi.

Il Gup di Vibo Valentia aveva acquisito su sollecitazione difensiva (abbreviato condizionato) una relazione medico-legale sulle lesioni della vittima ed una consulenza criminologica ricostruttiva della vicenda in questione (analisi dei frame delle telecamere ed indagine antropometrica). Quest’ultima consulenza aveva la funzione esplicativa delle riprese video, estratte dalle tre telecamere di sorveglianza del bar di Ionadi.

Telecamere che avevano ripreso per intero la pregressa colluttazione tra il Castagna ed altri contendenti (da cui rimaneva estraneo l’imputato, difeso dagli avvocati Salvatore Pronestì e Diego Brancia) ed il successivo intervento dell’imputato, ripreso integralmente mentre colpiva la vittima con un’arma da taglio in due distinte sequenze temporali.

Quindi previa acquisizione della produzione documentale difensiva (consulenze) il Gup ammetteva il rito abbreviato ed in data odierna addiveniva ad una sentenza di riqualificazione del fatto. La decisione del Gup è stata, perciò, di riqualificare il fatto da tentato omicidio pluriaggravato in lesioni personali aggravate, giungendo ad una pena finale di 2 anni e 4 mesi di reclusione, con l’aggravante dell’uso dell’arma e dei motivi abietti e futili.

Lo stesso Pubblico Ministero, nel corso della lunga requisitoria ha concluso per la riqualificazione del fatto in lesioni personali gravi ed aggravate con condanna alla pena di anni 4 e 8 mesi di reclusione, avendo ritenuto alla luce delle complessive emergenze investigative che l’imputato non avesse avuto l’intento di uccidere il Castagna, nonostante l’idoneità dello strumento utilizzato (arma da taglio).

Le indagini condotte dal Pubblico ministero, la dottoressa Belmonte, che ha acquisito le riprese video del locale-bar, le testimonianze dei presenti oltre ai tabulati telefonici, avevano consentito di sottoporre a fermo lo stesso Colaci (fermo non convalidato e comunque mutato in ordinanza custodiale carceraria) assieme al concorrente Giuseppe Mancuso.

La misura della custodia cautelare in carcere veniva poi mutata in arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sino alla data odierna (nella cui udienza è stata dichiarata cessata la misura con immediata rimessione in libertà). L’imputazione di tentato omicidio consentiva di contestare al Colaci di aver attinto con cinque fendenti Castagna al “fianco destro ed al braccio destro”, provocando ferite giudicate guaribili in giorni 30. Vi era stato l’intervento del locale SUEM per la copiosa perdita di sangue della vittima.

La difesa, formata dai legali Salvatore Pronestì e Diego Brancia, ha dimostrato, attraverso le due consulenze, che l’imputato non avesse avuto alcuna intenzione omicidiaria nei riguardi del Castagna, ma che fosse intervenuto in difesa del Mancuso senza alcuna intenzione di ferirlo mortalmente. Lo stesso Colaci, nel corso delle indagini, si era più volte sottoposto ad interrogatorio per esplicitare il senso del proprio intervento sul luogo dei fatti in soccorso del proprio amico Giuseppe Mancuso.

Il Gup di Vibo Valentia ha così riqualificato il fatto da tentato omicidio pluriaggravato (uso dell’arma e motivi abietti e futili) in lesioni personali gravi ed aggravate dall’uso dell’arma e dei motivi abietti e futili, escludendo l’aggravante delle più persone riunite (sebbene vi fosse stata una ulteriore richiesta in tal senso ad opera del Pubblico Ministero), condannandolo alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione. La richiesta del Pm era di 4 anni e 8 mesi. Il giudice ha disposto, inoltre, l’immediata rimessione in libertà del detenuto agli arresti domiciliari.