#STORIE | Mileto, l'amicizia da libro 'Cuore' tra 'Ninu u pilato' e un giovane muratore
“Ninu” non aveva amici, tranne uno. Il suo nome era Rocco, un giovane muratore del luogo. Ma una sera Rocco, purtroppo, non rientrò...
di VINCENZO VARONE
“Ninu u Pilato” era nato e cresciuto a Paravati. Povero in canna, vestiva abiti consunti dagli anni e nei messi freddi amava spesso indossare un cappotto nero dai buchi perfetti. Le cronache di oggi lo definirebbero un barbone o al limite un clochard, mentre quelle di allora (anni cinquanta e sessanta) neppure si accorgevano di quei poveri cristi come quest’uomo che vagavano sulle vie del mondo. “Ninu” non aveva amici, tranne uno di cui diremo, soprattutto perché non intendeva averne e perché già sin da piccolo, senza che nessuno se ne curasse, per chissà quale strano gioco della mente aveva deciso di isolarsi dal resto del mondo rifiutando qualsiasi tipo di contatto con i coetanei.
L'amico. Le giornate di Nino nell’età giovanile e più matura trascorrevano “limosiniandu” e recitando la parte ormai collaudata di chi era stato destinato ad incutere paura ai bambini che lo vedevano spuntare. Le sue mete preferite erano Mileto e il rione Calabrò dove “U pilato”, che aveva ereditato il nomignolo dal padre, per la prima volta nella sua vita decise di stringere amicizia con un’altra persona. Il suo nome era Rocco, un giovane muratore del luogo, la cui storia è stata anche raccontata nel libro di Vincenzo Colloca “Gente Mia”. Con quest’uomo dall’animo sensibile, Nino riuscì finalmente a comunicare, a trasmettere le sue emozioni e a sentirsi parte del mondo, tant’è che ogni sera puntualmente lo aspettava davanti all’uscio della sua casa di ritorno dal lavoro.
La tragedia. Ma una sera Rocco, purtroppo, non rientrò. La sua giovane età aveva improvvisamene finito il suo corso a causa di un incidente stradale. Nel libro di Colloca si racconta che “Ninu u Pilato” soffrì molto per quella morte tragica e improvvisa e che nei mesi successivi puntualmente ogni mattina prima di avviarsi verso Mileto raccoglieva un mazzetto di fiori di campo recandosi subito dopo nel posto dove era avvenuto l’incidente. Puliva con un straccetto la piccola croce e la foto di Rocco. Poi sistemava il mazzetto di fiori, così alla meno peggio come sapeva fare lui, s’inginocchiava o, semplicemente, sedeva per terra e senza dare importanza agli sguardi curiosi della gente, se ne stava per circa un’ora in quella posizione, con la mente avvolta da chissà quali pensieri. Si racconta anche che più di una volta Nino fu visto al cimitero svolgere per diversi anni - e fino agli ultimi giorni della sua vita - lo stesso rituale.
L'insegnamento. Questa storia ci dimostra che la vera amicizia esiste e che spesso ad offrire gli esempi più nobili in questo senso sono gli animi più semplici, come Rocco il muratore, che seppe raccogliere il grido di aiuto di un uomo solo al mondo e come lo stesso “Ninu u Pilato”, che io adolescente in quel periodo (siamo nei primi anni Sessanta), ricordo immenso e triste nel suo abbigliamento fatto di cenci e di dimenticanza, nella sua camminata a piedi scalzi e con un bastone e con quel suo sguardo, che penetrava nell’anima, distante mille miglia dal solito girotondo degli uomini che si credono normali e perfetti.
