'Ndrangheta a Lamezia, la Dda chiede il processo per le nuove leve del clan Giampa' (NOMI)
Raggiunge un altro traguardo la Procura distrettuale di Catanzaro che ha chiesto il rinvio a giudizio per 18 indagati coinvolti nel blitz Antimafia "Nuove Leve" messo a segno il 24 febbraio scorso
di GABRIELLA PASSARIELLO
Dal racket delle estorsioni tentate e consumate ai danni di esercizi commerciali e di imprenditori operanti nella città di Lamezia Terme, agli atti intimidatori compiuti con bottiglie incendiarie nei pressi di attività commerciali, ai danneggiamenti con ordigni esplosivi. Usando il nome dei Giampà per incutere terrore. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Elio Romano ha chiesto il rinvio a giudizio per quindi indagati coinvolti nell’ambito dell’operazione Antimafia “Nuove Leve”, messa a segno all’alba del 24 febbraio scorso, quando la Squadra mobile di Catanzaro in esecuzione di un’ordinanza cautelare vergata dal gip Assunta Maiore, ha notificato 12 misure cautelari di cui dieci in carcere e due ai domiciliari. Secondo le ipotesi di accusa gli indagati avevano costituito nuove leve per rinsaldare le fila della cosca Giampà con lo scopo di continuare le attività estorsive per conto dei capi cosca sottoposti a regime detentivo in seguito alle diverse operazioni di Polizia condotte in questi ultimi anni.
Il ruolo dei collaboratori di giustizia. Un blitz che ha svelato ulteriori dettagli nei rapporti tra i Giampà e le altre cosche di ‘ndrangheta calabresi, grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di fare quadrato sulle nuove leve assunte al servizio della cosca Giampà e di comprendere meglio quali fossero i legami con altre famiglie di 'ndrangheta presenti nel territorio calabrese, come quelli con il clan Piromalli, rapporti già comunque delineati in maniera capillare nel blitz “Andromeda”.
Le nuove leve e le cosche amiche. Il pentito Umberto Egidio Muraca diventato collaboratore di giustizia il 23 ottobre 2012, dopo il suo arresto nell’ambito della prima tranche dell’operazione Andromeda ha spiegato, tra le altre cose, la sua appartenenza ad un clan di ‘ndrangheta diverso da quello dei Giampà. Nel corso di un interrogatorio da lui stesso richiesto ha dichiarato: “Non sono affiliato a nessuna cosca, anche perché provengo da una famiglia di ‘ndrangheta per conto di mio nonno e di mio padre; mio nonno è stato ucciso in un agguato di mafia, insieme a mia nonna, perché non voleva che a Nicastro fosse inserita l’eroina a livello di spaccio. Mio nonno aveva la dote di “Padrino” ed era soprannominato “U Materazzaru”; mio nonno aveva un gruppo di ‘ndrangheta, aveva collegamenti con i Piromalli. Ha battezzato Raffaele Cutolo presso un’abitazione del quartiere Trempa, ha fondato la Sacra corona unita con Umberto Bellocco e qualche altro che ancora non ricordo, aveva collegamenti con u zu Antonio Macrì di Reggio Calabria e con gli Arcieri coi i quali aveva un ottimo rapporto”. Il collaboratore di giustizia Domenico Giampà ha riferito parlando di Francesca Allegro, moglie di Domenico Chirico, detto “ U Battero”, di aver appreso proprio da quest’ultimo come lei fosse portavoce del marito in varie estorsioni che venivano gestite da “U Battero”, anche tramite un suo parente soprannominato “Ranise” coinvolto nell’operazione che ha riguardato, un altro pregiudicato Vibonese, Mantella nel 2012. In particolare si faceva riferimento ad una grossa catena di casalinghi, estesa in tutta la Calabria. Allegro si occupava, su indicazione del marito della raccolta dei proventi estorsivi necessari per sostenere i detenuti della cosca. Il collaboratore Catroppa ha poi riferito di un altro episodio in cui Domenico Giampà strinse un accordo con Pantaleone Mancuso, in base al quale una volta uscito dal carcere Saverio Giampà, gli avrebbe dato in gestione un punto vendita della stessa catena di casalinghi, ubicata a Lamezia Terme, proprio perchè Mancuso avrebbe potuto gestire questa attività commerciale nella zona di Vibo Valentia tramite i suoi prestanomi.
Le estorsioni ai “giostrai”. Quelle alle bancarelle della fiera di S. Antonio a Lamezia Terme, ai danni dell’imprenditore “Scalise Saverio” titolare della rivendita di autoricambi denominata “Centro ricambi di Saverio Scalise & C. snc”, della titolare dello studio di Fisioterapia “Fisioplanet, del gestore della macelleria “Mery e Antony”, della titolare dello studio di Fisioterapia “Fisioplanet” e ai danni di giostrai. In questo ultimo caso, Pasquale Catroppa ha dichiarato così come Giuseppe Giampà, che Marco De Vito per conto della cosca Giampà, si è recato con Vincenzo Bonaddio dai giostrai per riscuotere i proventi dell’estorsione che era stata “chiusa” dallo stesso Pasquale Catroppa e da Alessandro Torcasio, il “Cavallo”. Avevano imposto il pagamento di 50 euro al metro quadro per l’istallazione delle giostre, nonché biglietti gratis per gli appartenenti alla cosca. A ritirare i soldi Vincenzo Bonnadio e Marco De Vito, fratello di Antonio, soprannominato “il principino”, imprenditore amico di Pasquale Giampà detto “millelire”.
L’intimidazione al “Banshee”. Catroppa, inoltre, interrogato sugli atti intimidatori posti in essere per conto della famiglia Giampà, ha indicato tra i molti altri commessi, anche quello contro l’attività commerciale “Banshee”, un pub nella zona di Lamezia Terme-Nicastro. Ha riferito di essere stato lui per primo a recarsi dal gestore del pub e ad avanzargli, spendendo il nome dei Giuseppe Giampà, una richiesta estorsiva. Solo in un secondo momento, in seguito al rifiuto del commerciante, Catroppa commissionò l’intimidazione a Danilo Cappello e a Francesco Cerra, facendo collocare nei pressi dell’attività una bottiglietta con l’accendino. A questo punto, secondo le dichiarazioni di Catroppa, i titolari del “Banshee”, decisero di cedere, pagando una somma di 250 euro mensili che avrebbe ritirato lui stesso. Versione confermata parzialmente da uno dei soci dell’attività, secondo cui non avrebbe dato nemmeno un centesimo ai suoi aguzzini.
I nomi.
Eugenio Giampà, 28 anni
Vincenzo Giampà, 49 anni, detto il “Camacio”
Vincenzo Bonaddio, 68 anni, detto “ca-ca”,
Roberto Castaldo, 27 anni
Pasquale Mercuri, 28 anni
Gregorio Scalise, 25 anni
Giuseppe Paone, 23 anni
Francesca Allegro, 32 anni
Francesco Morello, 32 anni
Marco Francesco De Vito, 42 anni
Francesco Renda, 32 anni
Michele Muraca,51 anni
Maria Muraca, 27 anni
Claudio Paola, 31, alias “Trachino”
Luigi Notarianni, 25 anni
Danilo Cappello, 28 anni
Andrea Mancuso, 25 anni
Vincenzo Vigliaturo, 24 anni
