'Ndrangheta, vibonese passa ai domiciliari per motivi di salute (NOME)
Il Tribunale di Sorveglianza di Lecce ha disposto la scarcerazione di Carmelo Barba, 43 anni, di Vibo Valentia (difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Antonio Porcelli), attualmente detenuto nel carcere di Lecce, concedendogli la detenzione domiciliare per gravi motivi di salute. La decisione è stata presa l’11 settembre 2025 e depositata il giorno successivo.
Barba, condannato con sentenza definitiva per una serie di reati tra cui estorsione, truffa, atti persecutori e violazioni delle misure di prevenzione, stava scontando una pena complessiva con termine al 2030. Negli anni precedenti era stato più volte segnalato per rapporti con la criminalità organizzata e legami familiari con la ’ndrangheta vibonese.
Il collegio giudicante ha però accertato l’incapacità dell’amministrazione penitenziaria di assicurare le cure necessarie al detenuto, affetto da gravi patologie vertebrali e costretto a deambulare con stampelle e sedia a rotelle. Nonostante i numerosi solleciti del Tribunale, diversi istituti penitenziari avevano dichiarato di non poter garantire i trattamenti fisioterapici prescritti dagli specialisti.
Alla luce di ciò, i giudici hanno ritenuto che la permanenza in carcere costituisse un serio pregiudizio per la salute di Barba, riconoscendo le condizioni previste dall’art. 147 c.p. per la sospensione della pena e dall’art. 47-ter O.P. per la detenzione domiciliare.
Barba sconterà otto mesi ai domiciliari presso l’abitazione di famiglia a Vibo Valentia, con rigide prescrizioni: divieto di allontanarsi senza autorizzazione, contatti limitati ai conviventi, al difensore e ai sanitari, esclusione di rapporti con pregiudicati o persone sottoposte a misure di prevenzione.
Il provvedimento arriva dopo oltre un anno di interlocuzioni con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e vari istituti, che non avevano saputo garantire i cicli di fisioterapia indicati. La decisione non cancella il quadro di pericolosità sociale delineato dalla DDA di Catanzaro e dalla Questura, ma i giudici hanno valutato che le condizioni fisiche dell’uomo riducano sensibilmente il rischio.
