"La tomba di Erodoto", a Rossano il romanzo di Marino
"Anche quando i soldi ci sono, se non sono accompagnati da passione e spirito di servizio spesso vengono usati per altro. E' necessaria un'etica nella gestione delle risorse pubbliche che non devono essere utilizzate per tornaconti personali". Lo ha sottolineato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Nunzio Galantino, ieri sera nell'auditorium "Alessandro Amarelli" di Rossano dove ha presentato il romanzo "La tomba di Erodoto" (Falco Editore) del giornalista Domenico Marino. L'intervento del segretario della Cei, vescovo emerito di Cassano Jonio, ha seguito i saluti di Fortunato Amarelli, amministratore delegato di Amarelli fabbrica di liquirizia, e di Pina Amarelli del comitato tecnico scientifico dell'Unione cristiana imprenditori dirigenti. Quindi il contributo dell'autore, che ha spiegato origini e ambizioni del testo, tra l'altro richiamando le accreditate fonti bizantine che raccontano la morte e la sepoltura di Erodoto a Thurii, la colonia panellenica che nel V secolo avanti Cristo Pericle volle sui resti della leggendaria Sybaris magnogreca.
Il primo storiografo vero. Il padre della storiografia, come lo definisce Cicerone del De legibus, fu tra i suoi fondatori e qui scrisse le Storie. Nella discussione, moderata dalla scrittrice Assunta Scorpiniti, Fortunato Amarelli ha indicato nel libro uno strumento utile per riscoprire la storia locale protagonista della grande Storia, suggerendo anche per queste ragioni l'utilizzo del volume nelle scuole. Sono seguiti gli interventi dei vescovi di Lungro e Cassano all'Jonio, Donato Oliverio e Francesco Savino, presenti alla serata come il pastore della Chiesa particolare rossanese Giuseppe Satriano, il sindaco della citta' bizantina Stefano Mascaro, il consigliere regionale Giuseppe Graziano, il comandante provinciale della guardia di finanza colonnello Marco Grazioli, il tenente Angelo Proietti della compagnia carabinieri di Rossano e molte altre autorita' militari, civili e religiose.
"I protagonisti del romanzo coinvolgono per la loro passione, smentiscono pregiudizi inveterati e si dimostrano persone di grande qualita': innamorati della propria terra, appassionati del proprio lavoro", ha insistito monsignor Galantino, ipotizzando anche un seguito del romanzo, stavola alla ricerca degli strumenti con cui Epeo realizzo' il cavallo di Troia e che secondo la tradizione avrebbe seppellito lungo la costa ionica tra Calabria e Basilicata sotto un tempio dedicato alla dea Athena. (AGI)
