In un'analisi critica della situazione politica calabrese, Gian Maria Lebrino, ex dirigente nazionale del Psi, lancia un appello accorato a tutte le forze politiche e civiche della regione. Nel suo intervento, Lebrino descrive una Calabria come "un paziente terminale", bloccata da una "maledizione" del fine mandato e da una politica affidata ai "soliti giostrai" che promettono cambiamento senza mai realizzarlo.

"Ad ogni elezione viene prospettato ai cittadini un cambiamento ma nei fatti nulla migliora", scrive Lebrino, paragonando la situazione alla famosa frase di Tomasi di Lampedusa. La sua critica si concentra sull'incapacità della classe politica di rinnovarsi e di lasciare spazio a una nuova generazione di leader.

Un appello al coraggio e alla serietà
Lebrino rivolge un "umile ma profondamente sentito appello" affinché le forze politiche abbandonino le logiche partitiche e gli interessi personali. L'obiettivo, secondo l'ex dirigente del PSI, deve essere quello di formare due coalizioni composte da "persone preparate, da volti nuovi", pronte non solo ad affrontarsi seriamente in campagna elettorale, ma soprattutto a governare all'indomani del voto.

"La nostra regione ha bisogno di essere governata, ha bisogno di riforme, di visione, di amor di patria", afferma Lebrino, invitando i politici a mostrare "con i fatti l'amore che sventolate sui social". La sua conclusione è un messaggio diretto ai calabresi: "In fondo, noi calabresi ci accontentiamo di poco ma quel poco stavolta datecelo".