E' stato ritenuto colpevole di usura ai danni dell'imprenditore Giuseppe Sergio Baroni, titolare in passato di due attività commerciali nel campo dei gioielli e dell'abbigliamento

Quattro anni di reclusione e 10 mila euro di multa. La Corte di Appello di Catanzaro ha confermato la condanna emessa in primo grado dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia nel settembre del 2016 nei confronti di Domenico Moscato, 57 anni, ritenuto colpevole di usura ai danni di Giuseppe Sergio Baroni, imprenditore e titolare in passato di due attività commerciali a Vibo nel campo dei gioielli e dell’abbigliamento.

Domenico Moscato

Insomnia. Si tratta di uno stralcio dell'inchiesta scaturita dall'operazione "Insomnia" che portò all'arresto di diverse persone accusate, a vario titolo, di usura aggravata dalla metodologia mafiosa allo scopo di agevolare alcuni clan della 'ndrangheta vibonese quali i Lo Bianco-Barba di Vibo e i Fiaré-Gasparro-Razionale di San Gregorio d'Ippona. Nel processo in questione Baroni si è costituito parte civile e dal 2014 vive in regime di protezione. Oltre ad essere stato condannato a quattro anni di reclusione e a 10 mila euro di multa, Moscato è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni e dovrà risarcire alle parti civili i danni materiali e morali da liquidarsi in un separato giudizio civile.

L'accusa. L’attività usuraria sarebbe stata messa da anni in piedi dal 57enne di Vibo Valentia, zio di Raffaele Moscato, attuale collaboratore di giustizia. Nel suo tabacchino, ubicato nel quartiere “Cancello Rosso” di Vibo, nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno trovato quello che poi il gip nell’ordinanza di custodia cautelare ha definito come un “vero e proprio archivio dell’usura“, con assegni, scritture contabili ed appunti. Secondo gli investigatori, l’attività commerciale sarebbe stata meta continua di persone pronte a chiedere prestiti a tassi usurari. Domenico Moscato avrebbe spinto l’imprenditore vibonese Baroni in una “morsa usuraria che ha distrutto la sua attività lavorativa e ne ha annientato la dignità personale, incidendo – aveva rimarcato il gip – in modo pesante pure sulla sua vita familiare”. Il timore della vittima sarebbe derivato pure dalla presunta vicinanza di Domenico Moscato a Vincenzo Barba, detto “Il Musichiere”, capo dell’omonimo clan federato ai Lo Bianco e da un anno libero dopo condanne definitive per associazione mafiosa (processo “Nuova Alba” ) ed usura ai danni del testimone di giustizia Nello Ruello (operazione “Flash”).