H2O il miracolo dell’Acqua. E’ una delle formule chimiche conosciuta a tutti. L’acqua è composta da due atomi, uno di idrogeno e l’altro di ossigeno. Ma alla biografia dell’acqua andrebbero associati altri due elementi: guerra e migrazioni.  Una storia antichissima di idroconflitti locali, anche armati, costringe da sempre a ondate migratorie oltre a battaglie sanguinose e spietate per la conquista di questa fondamentale risorsa .

Le risorse idriche sono distribuite in modo disuguale sulla superficie terrestre, a causa delle diverse condizioni ambientali: piogge, clima, presenza di grandi bacini fluviali o lacustri ecc. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 1 miliardo di persone nel mondo non ha accesso all’acqua potabile e circa 2 miliardi e mezzo non dispone di acqua a sufficienza per le comuni pratiche igieniche e alimentari. Il fabbisogno idrico minimo giornaliero di acqua è di circa 40-50 litri. Nei Paesi a più elevato sviluppo economico (come Nordamerica, Europa e Giappone), invece, ogni cittadino può utilizzarne quotidianamente fino a 500 litri e oltre. I Paesi economicamente meno avanzati dell’Africa settentrionale, del Medio Oriente e dell’Asia meridionale sono quelli in cui scarsità di acqua e difficoltà di approvvigionamento più incidono sulla sopravvivenza degli abitanti e soprattutto sulla mortalità dei bambini e delle persone più deboli: si stima che ogni giorno 25000 persone muoiano per malattie collegate all’insufficienza di acqua. Bisogna anche tenere conto che circa il 40% della popolazione mondiale vive lungo il corso di fiumi, che  risultano però più o meno fortemente inquinati e quindi rappresentano un fattore di rischio per la salute.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, il 22 marzo di ogni anno, è emerso che esiste ancora troppa dispersione ed il 37,3% del volume d’acqua immesso in rete va perduto. È l’ultima fotografia scattata dall’Istat relativa agli anni 2018 e 2019 che ricorda il grande lavoro che c’è da fare sulle infrastrutture idriche , un’azione non più rimandabile imposta dal cambiamento climatico  e dalle crescenti ondate di siccità.

L’acqua, quindi, pur essendo una risorsa rinnovabile, tende a diventare sempre più scarsa, soprattutto in certe zone della Terra dove è più intenso l’aumento della popolazione. Di per sé, le attività umane non modificano la quantità totale di acqua disponibile, che si mantiene costante, ma ne alterano la qualità, rendendola inutilizzabile, nonostante , la Convenzione sulla protezione e l’utilizzo dei corsi d’acqua transfrontalieri e laghi internazionali (Convenzione di Helsinki, o Convenzione Acque)  adottata il 17 marzo 1992 a Helsinki da 26 Paesi Membri della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e dalla Comunità Europea, ed è entrata in vigore il 6 ottobre 1996 che ha come obiettivo  la promozione della  cooperazione tra i Paesi per la prevenzione e il controllo dell’inquinamento dei corsi d’acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali e per l’uso sostenibile delle risorse idriche.

Il problema nasce dal fatto che l’acqua viene in genere prelevata “pulita” e restituita inquinata, e l’acqua pulita viene utilizzata con un ritmo superiore a quello con cui si ricostituiscono le sue riserve. Così facendo, una risorsa rinnovabile si trasforma in una risorsa esauribile. Altri fattori, oltre a quelli connessi alla crescita demografica e all’inquinamento, concorrono al depauperamento delle risorse di acqua: tra questi, gli sprechi e le perdite lungo le reti di distribuzione. Vi è poi un altro pericolo incombente: il riscaldamento della Terra, dovuto all’effetto serra, che potrebbe modificare il regime delle piogge e aggravare le condizioni di siccità in molte regioni.

La criticità si concentra oggi nell’acqua necessaria per la produzione di cibo, e le  risorse sono sempre più minacciate da un aumento della richiesta di cibo, da una cattiva gestione dell’ambiente, da irregolarità dovute al cambiamento climatico, dalle difficoltà nel gestire in maniera adeguata ed equa le risorse idriche transfrontaliere. Il forte consumo di acqua in agricoltura raggiunge fino all’80% delle risorse idriche utilizzate nei paesi più poveri, dove le tecniche irrigue sono ancora legate ad alto consumo di acqua o dove le grandi multinazionali hanno concentrato gli interessi per monocolture intensive. Ne consegue un aumento generalizzato dello stress idrico.

In questo scenario preoccupante per le risorse idriche destinate alla produzione di cibo, si innestano anche i conflitti sul controllo delle acque dei grandi fiumi. Il 40% della popolazione mondiale dipende da risorse fluviali transfrontaliere, in continua competizione sulla qualità e quantità delle acque da gestire, sui loro usi e flussi. Si stimano in 37 i casi di conflitti tra paesi per il controllo dell’acqua, di cui 7 in Medio Oriente, e in 200 i trattati firmati per la gestione delle risorse transfrontaliere (1.228 azioni cooperative contro 507 conflitti, per lo più dovuti alla gestione delle quantità d’acqua e a nuove infrastrutture, quali le dighe). Questi bacini rappresentano il terreno di grandi iniquità di distribuzione gestiti da accordi ancora controversi. Oggi sono purtroppo di attualità le minacce alle risorse del Tigri e dell’Eufrate, recentemente target militare del terrorismo, già impoverite dalle numerose dighe, che hanno ridotto di 1/3 il flusso di acqua alla Siria. Grandi riserve d’acqua sono state prosciugate per lo sviluppo economico dell’area, sviluppo che non si è poi dimostrato tale, come nel caso del lago Chad e del lago Aral.

Sono oltre cinquanta i conflitti che hanno trasformato l’acqua in una potente arma di guerra, in preda o ostaggio. In fondo , la parola “ rivalità” deriva dal latino “ rivalis” che indicava l’occupazione del fiume di un altro.

Altri tempi? Neanche per sogno. La globalizzazione degli idroconflitti mostra un notevole catalogo di orrori e fughe di popolazioni in tutte le direzioni e in tutte le epoche storiche. E la storia si ripete oggi soprattutto in una terra martire come quella mediorientale, intorno ai due fiumi gemelli che scorrono paralleli, il Tigri ed Eufrate, due culle della prima civiltà del Pianeta e teatro della prima guerra dell’acqua.,quando la Mesopotamia fu insanguinata da un lungo e tribale conflitto durato almeno cento anni. Si fronteggiavano gli eserciti delle due città-stato sumere di Umma e Lagash, in lotta per la conquista delle acque del Tigri. Bastarono però tre giorni di feroci combattimenti per celebrare la prima vittoria di Lagash con la mitica “Stele degli avvoltoi”, conservata nel Louvre di Parigi, che raffigura falange di soldati con i corpi dei nemici sconfitti sotto i loro piedi, sui quali volteggiano avvoltoi con le teste mozzate dei nemici nei becchi. La madre di tutte le guerre dell’acqua si concluse dopo un secolo con il primo trattato tra parti in conflitto per la gestione comune di un corso d’acqua. Di idroconflitti ne mette in fila ben 343 la mappa cronologica aggiornata dai ricercatori del Pacific Institute, California, e dal successo della geopolitica dell’acqua o dell’idropolitica, come viene definita dalla diplomazia internazionale, dipenderanno i destini e gli spostamenti di una fetta di popolazione mondiale in fuga da territori resi ancor più vulnerabili dalle anomalie climatiche. Autorità locali e politica internazionale devono “raffreddare” e arginare oggi almeno 55 importanti contenziosi e conflitti per l’acqua in corso, che coinvolgono negoziatori di almeno 20 Stati.

Il problema è oggi talmente serio che tutti rimpiangono di non aver fatto nulla dal 1995, l’anno in cui Ismail Serageldin, da vicepresidente della Banca Mondiale, ammonì: «Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI secolo avranno come oggetto del contendere l’acqua». Previsione azzeccata, e rafforzata dall’analisi dell’economista indiana Vandava Shivaun che riassume nel suo libro “ Le Guerre dell’Acqua” , e nascondono spesso contrasti etnici, di religione, sociali, militari,  mostra infatti come  la centralizzazione delle decisioni per attuare i progetti delle grandi imprese esclude i diretti interessati e conduce alla negazione della democrazia, facendo crescere così l’insicurezza e il fondamentalismo.

L’acqua è tra le chiavi del successo di ogni trattativa di pace tra israeliani e palestinesi che si contendono il Giordano, corso d’acqua condiviso da Israele, Giordania, Siria, Libano e Cisgiordania, prevalentemente sfruttato da Israele, come le risorse idriche sulle alture del Golan. L’acqua innesca conflitti a non finire, da sempre, tra la Turchia la  Siria e l’ Iraq, oggi due campi di terrificanti battaglie. Le sorgenti del Tigri e dell’Eufrate, infatti, nascono in territorio turco e i turchi hanno sempre opposto gli stessi diritti “padronali” fatti valere per il petrolio iracheno, e progettano oggi vasti sbarramenti con dighe che avranno l’effetto di sviluppare il Paese ma riducendo il flusso a valle. Tra Egitto e Sudan è scontro aperto per il controllo delle acque del Nilo. In realtà, firmarono un trattato di gestione nel 1959 ma creando tensioni con gli altri dieci Stati africani bagnati dal fiume più lungo del mondo, a partire dall’Etiopia e dall’Uganda, aride e assetate. L’Etiopia, in particolare, può vantare sulle sue terre l’84% delle acque del grande Nilo, ma è in permanente allarme siccità e carestia e sta innalzando la “Grande Diga della rinascita”,  (Grand Ethiopian Renaissance Dam -  GERD), in costruzione sul versante etiope del Nilo Blu, a 40 km dal confine con il Sudan, il più grande progetto idroelettrico d’Africa e un toccasana economico per il poverissimo Paese che ridurrebbe però la portata del fiume proprio verso l’Egitto.

Le forme di  collaborazione su base sovranazionale sono state stimolate a livello globale dalle principali organizzazioni internazionali, come la Banca Mondiale o la FAO (Food and Agriculture Organization) ed hanno portato anche alla creazione di organizzazioni ad hoc, come la Nile Basin Initiative, che coinvolge gli 11 paesi rivieraschi del fiume Nilo o la Commissione internazionale per la protezione del fiume Danubio .A fronte di un previsto aumento della popolazione mondiale circa del 40%, secondo l’ONU entro il 2035 la domanda di acqua crescerà dell’85%, e nel 2050 sarà più che raddoppiata. I paesi che più influenzeranno la domanda saranno Cina, India, Brasile e Sud Africa.  L’OCSE sostiene che tra 10 anni 1,8 miliardi di persone vivranno in aree colpite da scarsità d’acqua. Questi dati sono basilari per capire quanto in realtà l’acqua sia un bene finito, destinato ad essere sempre più oggetto di contesa. Con delle proiezioni che illustrano un aumento esponenziale della domanda, affiancate ad una disponibilità che già fatica a soddisfare tutta la popolazione mondiale, diventano essenziali gli investimenti dei singoli paesi.  Da anni la gestione del mercato idrico sta passando in mano a società private.

La motivazione è semplice, gli Stati non hanno fondi da destinare a grandi progetti strutturali, i privati sì. Molte imprese stanno entrando nel mercato dell’acqua, dalle società di servizi a quelle tecnologiche. Il passaggio di consegna dal pubblico al privato permette ai risparmiatori di investire in strumenti altrimenti non accessibili, dando loro un’ulteriore possibilità per diversificare il portafoglio e considerando i crescenti timori sulla sua disponibilità in relazione alla crescita della popolazione mondiale e al cambiamento climatico, non sorprende che gli investitori inizino a prestarci attenzione. L’acqua potrebbe non essere una materia prima negoziabile come il petrolio o l'oro, ma è vitale e con una fornitura limitata. La predominanza del blu è senza dubbio la caratteristica più evidente della superficie del nostro pianeta. Eppure, degli 1,4 miliardi di chilometri cubi che formano il volume totale delle acque, più del 97 per cento è costituito dall’acqua salata di mari ed oceani, mentre le acqua dolci ne rappresentano appena il 2,5 per cento. È per questa percentuale risibile che oggi nel mondo economico si è giunti a ritenere che l’investimento del futuro è quello in acqua, questa par essere destinata a diventare un elemento chiave per definire il futuro dell’umanità ed un investimento con ottime performance nel lungo periodo. E come direbbe Gandhi : “la terra ha abbastanza per le necessità di tutti, ma non per l’avidità di pochi”

*Avvocato del foro di Catanzaro