Ecco perché bisogna stare dalla parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
L’azione del Capo dello Stato è stata nell’occhio del ciclone nelle ultime ore per la mancata nomina a ministro dell’Economia del professore Paolo Savona
di FRANCESCO LATINO IANNELLO
Una maggioranza parlamentare che tenta di travolgere la presidenza della Repubblica. E’ partendo da questo assunto che proviamo a sottolineare come l’operato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella conduzione della nascita del nuovo governo, sia inappuntabile.
L’azione del Capo dello Stato è stata nell’occhio del ciclone nelle ultime ore per la mancata nomina a ministro dell’Economia del Prof. Paolo Savona. Secondo molti attori politici (M5S e Lega su tutti) e alcuni analisti politici, la scelta compiuta da Mattarella è andata a sbattere contro il muro della sovranità popolare. C’è chi ha paventato, forse anche un po’ in maniera avventata, che si è trattato di una menomazione della volontà popolare. Ma le cose stanno veramente così? Se si osserva la Costituzione e, in particolare, l’art. 92 leggiamo che “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. E’, dunque, prerogativa del Capo dello Stato, sancita nella Carta Costituzionale “più bella del mondo” (Cit.), quella di nominare non solo il Presidente del Consiglio dei Ministri, ma anche i Ministri.
E se a partire dagli anni ’90, con l’avvento del maggioritario e con la creazione di coalizioni pre-elettorali con a capo di queste un candidato “premier”, il potere di nomina del Presidente del Consiglio si è di fatto affievolito rispetto a quando accadeva nella Prima Repubblica, rimane fermo il fatto che non ci sia sovranità popolare che tenga davanti alla Costituzione. Ergo: un conto è l’arena politico-partitica del quale occorre necessariamente conto, un conto è l’arena istituzionale. Nella fattispecie, è curioso peraltro sottolineare come il potere attribuito alla sovranità popolare, sancita nel 17% conquistato nelle ultime elezioni del 4 marzo dalla Lega, abbia, di fatto, bloccato il processo di creazione del governo sul filo di lana.
Il punto centrale del discorso è che nel nostro ordinamento il Presidente della Repubblica non può essere etichettato come un semplice “notaio”, un organo neutro. Ma, come peraltro sottolineato da decine di autorevoli costituzionalisti (Cheli e De Siervo sono stati anche presidenti della Corte Costituzionale), al contrario, “l’organo presidenziale è titolare di poteri propri che insieme gli assegnano una funzione d’indirizzo politico costituzionale (come sosteneva Paolo Barile), volto a garantire il corretto funzionamento del sistema e la tutela dei degli interessi generali della comunità nazionale”. E anche quando si redasse la Costituzione, Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 ebbe a sottolineare come: “il presidente della Repubblica è il grande consigliere, il magistrato di persuasione e d’influenza, il coordinatore di attività, il capo spirituale, più ancora che temporale, della Repubblica”
La nomina dei ministri avviene, infatti, al termine di un costante dialogo con il presidente del consiglio incaricato (vero perno del sistema parlamentare). Qualora tale collegialità non si realizzi, l’ultima parola spetta al Capo dello Stato, il quale assume su di sé in pieno la responsabilità delle sue decisioni. E rispetto a questo quadro, il comportamento del presidente Mattarella appare del tutto conforme al dettato della Costituzione.
Dunque, è bene separare ciò che sono le valutazioni politiche contingenti dalle responsabilità istituzionali. Quest’ultime non possono essere subordinate a ciò che accade sotto il profilo politico-partitico.
Ed è d’altronde curioso e abbastanza singolare vedere oggi politici, commentatori, analisti scagliarsi contro la figura e i poteri del presidente della Repubblica. Prerogative che furono strenuamente difese da costoro all’epoca in cui la Costituzione (referendum del 4 dicembre 2016) stava subendo l’ennesimo attentato da parte di chi voleva l’uomo solo al comando.
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