Casa di riposo abusiva in Calabria, condanne pesanti per maltrattamenti e morte di un ospite (NOMI)
Sentenza della Corte d’Assise: riconosciute colpevoli le due titolari e una dipendente della struttura

La Corte d’Assise di Reggio Calabria ha emesso una sentenza severa nei confronti delle tre donne imputate nel procedimento noto come “La Signora”, scaturito dalle indagini dei Carabinieri del Nas su un quadro di presunti maltrattamenti ai danni degli ospiti della casa di riposo abusiva “Casa del Sole”, situata nel cuore della città.
I giudici hanno accolto integralmente la ricostruzione della Procura, condannando le due responsabili della struttura, Giovanna Scarfò e Cecilia Prestipino, a 14 anni e 6 mesi la prima e a 13 anni e 6 mesi la seconda. La dipendente Margherita Battaglia è stata invece condannata a 12 anni e 6 mesi di reclusione. Per tutte è stata riconosciuta anche l’aggravante di aver provocato la morte di uno degli anziani ospiti, un punto centrale nell’impianto accusatorio.
L’inchiesta era partita dopo la denuncia di una donna che aveva segnalato il peggioramento improvviso delle condizioni di salute del marito, affetto da una grave patologia neurodegenerativa e deceduto in ospedale poco dopo essere stato trasferito dalla struttura. In seguito alla segnalazione, i Nas avevano avviato un’operazione complessa fatta di intercettazioni, analisi delle cartelle cliniche, appostamenti e verifiche sull’idoneità dei locali.
Le investigazioni hanno delineato uno scenario di sofferenza sistematica: secondo l’accusa, non solo il paziente deceduto ma anche gli altri quindici ospiti, tutti non autosufficienti, sarebbero stati trattati con durezza e totale trascuratezza. Dalle testimonianze e dai riscontri raccolti è emerso che agli anziani venivano forniti pasti insufficienti, talvolta preparati con alimenti scaduti o conservati in modo inadeguato, causando perdita di peso e gravi stati di malnutrizione.
Ancora più allarmante, alcuni ospiti sarebbero stati sedati con psicofarmaci per renderli più “docili”, una pratica che – secondo il giudizio della Corte – dimostra la sistematicità dei maltrattamenti e l’assoluto disinteresse per la loro salute.
Con la decisione della Corte d’Assise si chiude il primo capitolo giudiziario di una vicenda che ha profondamente scosso la comunità reggina, riportando al centro dell’attenzione il tema delle strutture assistenziali abusive e della tutela delle persone più fragili.
