"Gridazzari" e "alzatori" di mano a comando, il desolante dramma politico odierno
Il panorama politico continua ad essere triste e desolante. Il dibattito è scarso, confusionario, piccino piccino, sempre più spesso interessato, puerile e per quanto riguarda le legittime aspettative del popolo sofferente, pericolosamente e volutamente inconcludente. Una tattica studiata a tavolino dai padroni del paese, vestiti da generosi salvatori della patria, ma in realtà curatori dei grandi potentati. I politici liberi, indipendenti, saldi nei loro principi, nei loro ideali, nella loro onestà tutta di un pezzo - che non può e non deve essere un titolo di merito da sbandierare ai quattro venti, ma solo e soltanto un dato di fatto, in quanto dovrebbe essere la regola principale più normale di questo mondo che deve accompagnare il percorso di ogni uomo vero durante il suo breve ma importante cammino terreno - non esistono più. Alcuni sono stati travolti dalla marea del tempo inquieto, altri dalle fiumare e dai ruscelli che i loro scudieri hanno fatto uscire dagli argini e dal tintinnio della modernità sciacquona. Altri ancora, facendo finta di niente e dopo aver messo in soffitta i loro principi basilari, si sono accomodati al tavolo dei manovratori della giostra. Così va il mondo. Così va la vita. Lo scorno, purtroppo, non conosce confini e colori ed Il rossore non appartiene più a questo tempo fatto di mercenari, di pagliacci di corte, di cortigiani, cortigiane e di scrivani al soldo e al comando del grande capo.
Che dire? Sono davvero lontani anni luce i tempi dei veri padri della patria - ovvero dei La Pira, dei Moro e dei Pertini tanto per fare solo alcuni nomi - i quali erano dei veri trascinatori capaci di darsi anima, corpo e cuore alla causa e agli altri; dei veri combattenti sempre in trincea dediti al servizio e al popolo; uomini di bel altra tempra, capaci di fregarsene delle mode e degli umori e pronti in ogni circostanza, per stile e fortezza, a nobilitare la politica, senza avere alcun bisogno, perché integri e sani, di strizzare in ogni circostanza l’occhio alla magistratura, come avviene oggi, con pietosa e sospetta assiduità. Un andazzo in voga in ogni parte d’Italia, ma in Calabria e nelle altre regioni del Sud più che altrove. L’intenzione è forse, quella di guadagnarsi, una volta eletti, l’impunità nelle terre di mafia, e il paradiso, tra cori di angeli, nell’ora dell’inevitabile trapasso. Protagonisti assoluti della scena, una fitta schiera di “gridazzari”, di tagliatori di teste, di giustizialisti di comodo e di alzatori di mano a comando.
Ed il popolo? Il popolo che non sa come fare per sbarcare il lunario; il popolo dei disoccupati, delle imprese che chiudono e dei precari in perenne attesa; il popolo che attende decisioni chiare e giuste sulle pensioni. Questo popolo, costantemente preso in giro con il giochetto della parole e con l’invito perenne al sacrificio delle nobili istituzioni. Questo popolo può benissimo attendere. La regola del tempo dei migliori è questa. Ma ogni tempo ha un limite alla sopportazione, all’inganno e agli inciuci dei palazzi romani e della Milano da bere.
