Una lettera di elogio ai medici e agli infermieri dell’ospedale di Vibo e cinquanta panettoni sono stati recapitati in vista delle festività natalizie. Ad inviarli, un cittadino che ha preferito rimanere anonimo, sensibile alle difficoltà vissute dal personale sanitario, in una regione complessa, vittima di un sistema inadeguato e carente da alcuni decenni.

LA LETTERA

Dedicato ai Medici ed agli Infermieri dell’ Ospedale di Vibo Valentia con l’ invito a condividere questo piccolo dono con i pazienti ed il personale ausiliario, e nella speranza che il mio sentito gesto e le mie parole possano regalarvi qualche attimo di pace e serenità in vista delle festività natalizie.
Dopo una prima ondata che nel nostro territorio è stata meno devastante che altrove e dopo un periodo estivo durante il quale in molti sembravano aver già dimenticato le tragedie occorse nei mesi precedenti, probabilmente motivati dall’ ignorante presunzione che il virus potesse annidarsi e svilupparsi solo nel settentrione d’ Italia, ci ritroviamo oggi a dover fare i conti, anche a Vibo Valentia, con la brutalità di questo invisibile nemico.

All’ inizio del mese di novembre, allorquando il Governo attribuì alle regioni un colore che indicava il livello di rischio pandemico all’ interno delle stesse, la Calabria fu immediatamente dichiarata zona rossa salvo poi passare ad arancione e, solo recentemente, a gialla: come noto, tale penalizzazione si deve non tanto alla pervasività di diffusione del virus quanto piuttosto all’ inadeguatezza di un sistema che da decenni si dimostra carente e che, tutt’ oggi, continua palesemente a non funzionare. Senza voler entrare nel merito, o demerito che sia, di un’ intera classe politica che comunque, senza dubbio alcuno, deve essere considerata la prima responsabile nonché garante della tutela e della salute del cittadino, è noto a tutti che la posa della prima pietra del nuovo nosocomio di Vibo Valentia risale al lontano 2004: di fatto, a fronte di un cronoprogramma medio di 4 anni per la costruzione di una struttura sanitaria moderna da 350 posti letto, la percentuale di completamento lavori risulta, a distanza di ben 16 anni, incomprensibilmente prossima allo zero.

E’ altrettanto nota a tutti la recente girandola di sostituzioni circa la nomina del commissario alla sanità, una vicenda che si è fortunatamente risolta al meglio ma che aveva assunto dei contorni kafkiani e che era andata ad aggravare, tanto fattivamente quanto simbolicamente agli occhi di un’ intera Nazione, una situazione di per sé già drammatica. E come se tutto questo non bastasse, con un virus che non intende arrestare la sua inesorabile avanzata, ai piani alti si continua a polemizzare e a sfruttare machiavellicamente ogni occasione per fare della propaganda elettorale anziché concentrarsi congiuntamente nel tentativo di risolvere le reali problematiche di breve e lungo termine, e quindi permettere a Voi di operare la professione in un contesto quanto più dignitoso possibile.

Tutto questo si traduce infatti in strutture fatiscenti, carenza di personale, posti letto limitati, tecnologia obsoleta con cui, vostro malgrado, siete quotidianamente chiamati ad interagire. E mentre assistete inermi ai giochi politici di cui sopra, mentre il cittadino medio si erge a grande esperto di DPCM, vaccini e algoritmi statistici, mentre tutte le categorie fanno sentire con clamore le loro rimostranze al fine di tutelare le proprie ragioni, Voi siete là, 24h24 – 7gg7, nel silenzio assordante di una corsia che spesso, per i motivi sovra esposti, diventa un saliente di trincea dove, spinti da un’ encomiabile passione deontologica, vi prendete estrema cura dei malati dispensando loro non solo medicinali ma anche carezze, sorrisi, amorevolezza.
Che la vita del medico fosse difficile lo sapevo già, ma mai come in questo periodo, ho avuto modo di apprezzare un mestiere che più di ogni altro è in grado di coniugare una tradizione scientifica, nel vostro caso quella ippocratica, alla tradizione cristiana della carità. In questo desolante scenario, il nostro vecchio e malconcio ospedale torna a ricoprire, proprio a ridosso del Santo Natale, il ruolo originario e più puro del termine stesso, ovverosia quel luogo spirituale dove sin dall’ antichità vengono ‘’ospitati’’ pellegrini, orfani, emarginati in cerca di assistenza e conforto.

Oggi più che mai, il vostro lodevole esempio costituisce una risposta concreta a quegli attacchi mediatici di cui spesso siete vittima e rappresenta, ai miei occhi, il volto più bello della nostra sanità. In questo storico e delicatissimo momento c’è bisogno di Voi, ma quando sarà tutto finito, la Città e la Provincia vi renderanno onore, e alle future generazioni racconteremo di uno spietato nemico che è stato sconfitto grazie al sacrificio di un esercito di valorosi Medici. Siamo tutti orgogliosi di Voi anche chi, come me, vive oltreoceano e, osservando la situazione da molto lontano, ha ritenuto opportuno dedicare un affettuoso e meritato pensiero agli Eroi dal camice bianco… gli Eroi dello Jazzolino, gli Eroi di Vibo Valentia.