Non solo padroni del territorio nelle Preserre vibonesi, ma "ambasciatori" affidabili per le più potenti consorterie siciliane. È il ritratto della cosca Emanuele-Idà che emerge dall'ultima operazione della Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Il gruppo di Gerocarne, secondo il procuratore Salvatore Curcio, avrebbe raggiunto una tale credibilità criminale da diventare il braccio operativo per la protezione di esponenti di spicco di Cosa Nostra.

La scorta per il genero del boss

Al centro dell'inchiesta c'è la figura di Antonino “Tony” Trentuno, uomo chiave del gruppo di San Cosimo a Catania e genero del boss Lorenzo Saitta, detto “‘u scheletro”. Sfuggito a un blitz nell'autunno 2021, Trentuno aveva trovato rifugio all'estero, ma per il suo rientro in Sicilia si era affidato alla "sicurezza" garantita dai sodali calabresi.

La staffetta nella notte: il viaggio da Bari

La ricostruzione degli inquirenti, basata su immagini di videosorveglianza e tracciamenti telefonici, descrive una missione curata nei minimi dettagli. All'alba del 25 febbraio 2022, un commando delle Preserre — composto da Michele Idà, Marco Idà, Filippo Mazzotta e Vincenzo Primerano — si è messo in marcia verso la Puglia.

Il piano prevedeva una scorta a staffetta: una Jeep Renegade bianca a fare da apripista e una Lancia Y a seguire, con a bordo il latitante appena sbarcato ad Atene. Un viaggio iniziato sotto la pioggia e proseguito lungo la A2, con soste calcolate negli autogrill per rifornimenti e summit rapidi tra i componenti del gruppo.

Il falso documento e l'intuizione della Stradale

Il piano è saltato nei pressi dello svincolo di Lamezia Terme. Una pattuglia della Polizia Stradale ha fermato la Lancia Y per un controllo di routine. L'uomo a bordo ha esibito una carta d'identità intestata a un tale Sebastiano Scalia, ma l'occhio esperto degli agenti ha notato subito due anomalie: una foto sospetta e l'assenza del timbro a secco del Comune di Catania.

Portato negli uffici della Scientifica di Vibo Valentia, il sedicente Scalia è stato smascherato tramite i rilievi fotodattiloscopici: era Tony Trentuno. Addosso aveva ancora il biglietto della nave Superfast Ferries che lo aveva portato dalla Grecia a Bari poche ore prima.

Un sistema di alleanze globali

L'inchiesta certifica la capacità della cosca vibonese di interfacciarsi con i "nobili" del crimine: dai Pelle della Locride ai Santapaola di Catania. Le intercettazioni post-cattura confermano il panico tra i complici calabresi: «Ero io davanti e lui dietro... lo hanno fermato», dicevano, consapevoli che il fallimento di quella missione avrebbe fatto tremare i fragili equilibri tra le due sponde dello Stretto.