Il gup distrettuale di Reggio Calabria ha condannato 16 imputati nel processo celebrato con rito abbreviato - che è valso agli imputati uno sconto di pena pari ad un terzo - nato dall'operazione antimafia denominata “Crypto”. Queste le singole condanne: Francesco Zindato 18 anni;  Gaetano Zindato 13 anni e 4 mesi; Eugenio Borghetto 12 anni; Paolo Latella 12 anni;  Melina Nava 8 anni; Antonio Laurendi 12 anni; Francesco Laurendi 12 anni;  Giuseppe Laurendi 6 anni; Rosa Maria Buzzan 8 anni; Domenico Varano 10 anni; Biagio Parisi 6 anni; Domenico Barbaro 10 anni; Cosimo Pennestrì 6 anni; Massimiliano Polimeni 10 anni e 8 mesi; Alessandro Iannì 10 anni e 8 mesi; Domenico Bullace 6 anni. 

Carmela Nava

L'inchiesta della Dda di Reggio Calabria ha ricostruito il potere mafioso de clan  Zindato, operante nei rioni Modena e Ciccarello di Reggio Calabria. L'indagine è partita dopo la scomparsa e l'omicidio con occultamento di cadavere di Marco Puntorieri avvenuta nel settembre 2011. Puntorieri, soggetto ritenuto vicino al clan, sarebbe stato condotto in un luogo di campagna isolato e  ucciso da Domenico Ventura, con l'ausilio di Natale Cuzzola e Domenico Condemi, come sancito da una sentenza che li ha condannati in primo grado all'ergastolo. Carmela Nava, detta Melina, madre dei fratelli Zindato, a causa della detenzione dei figli avrebbe gestito gli affari del clan, compresa la risoluzione dei dissidi con altri clan alleati agli Zindato. (g.b.)