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Si chiude con un annullamento senza rinvio il percorso giudiziario di M.M., giovane vibonese che era stata condannata in primo grado a dieci mesi di reclusione e 400 euro di multa per i reati di truffa e sostituzione di persona. La Corte di Cassazione ha infatti messo la parola fine al processo, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.

Il caso nasce da un paradosso procedurale. Nonostante il termine massimo di prescrizione previsto dalla legge fosse già maturato prima della pronuncia di secondo grado, la Corte di Appello di Catanzaro aveva proceduto a confermare la condanna di primo grado, omettendo di dichiarare l'avvenuta estinzione del reato come previsto dal codice.

Contro questa decisione è insorta la difesa, rappresentata dall'avvocato Carmine Pandullo, che ha presentato ricorso agli Ermellini lamentando la palese violazione di legge. La difesa ha sostenuto con forza che il giudice d'appello avesse il dovere di rilevare la causa estintiva, evitando la conferma di una pena ormai non più applicabile. La Suprema Corte, accogliendo in toto le tesi dell'avvocato Pandullo, ha ribadito un principio cardine della giurisprudenza italiana: la prescrizione è una causa di estinzione del reato che deve essere rilevata e dichiarata dal giudice in ogni stato e grado del processo, non appena ne constati il compimento.

Con questa sentenza, la Cassazione ha dunque annullato la condanna precedente, ristabilendo la corretta applicazione delle norme e ponendo fine a una vicenda giudiziaria che, secondo la difesa, si sarebbe dovuta concludere già nelle aule di Catanzaro.